Esperienza
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Esperienza
2. Da Aristotele a Galilei

Il filosofo greco Aristotele intese l'esperienza come una conoscenza di casi particolari, distinguendola dall'arte e dalla scienza, che implicano una conoscenza dell'universale e delle cause. Nella filosofia moderna il problema dell'esperienza acquista un ruolo di primo piano nella teoria della conoscenza, specialmente dei filosofi empiristi. In generale i fautori dell'empirismo sostennero la priorità dell'esperienza sensibile sul ragionamento deduttivo. Francesco Bacone identificò nell'esperienza, illuminata da un metodo di tipo induttivo, il fondamento di ogni tipo di conoscenza scientifica; John Locke intese l'esperienza come la fonte delle nostre idee, sia delle idee di sensazione (che si riferiscono alle cose esterne), sia delle idee di riflessione (che si riferiscono agli eventi mentali). Ma ciò che maggiormente caratterizza il pensiero moderno, a partire da Galileo Galilei, è l'aprirsi di una divaricazione fra l'esperienza comune dei sensi e l'esperienza scientifica, intesa come esperimento da condurre secondo precise regole metodiche e considerata in relazione agli aspetti di tipo esclusivamente quantitativo dei corpi.