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Il mondo antico |
Nell'antichità, il termine 'ateismo' (dal greco a, 'non'; theós, 'dio') designava un atteggiamento filosofico comune ai pensatori che criticavano i culti dominanti; in Grecia, ad esempio, Anassagora, i sofisti e lo stesso Socrate vennero accusati di ateismo perché rifiutavano gli dei tradizionali, pur non negando l'esistenza di un'entità divina. Senofane invece stigmatizzava non solo le tendenze amorali degli dei della tradizione, ma anche la dipendenza dell'immagine divina dalle peculiarità e dall'aspetto degli uomini, sottolineando quindi il carattere antropomorfico delle varie divinità locali. Eraclito criticava le pratiche rituali di purificazione e l'adorazione delle statue delle divinità. Per Prodico (400 ca. a.C.), esponente dell'interpretazione utilitaristica degli dei e dei culti, gli dei erano personificazioni di quanto è necessario alla vita dell'uomo (ad esempio l'acqua e il fuoco). Democrito individuò l'origine della religione nella paura degli eventi naturali più dirompenti.
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