Utopia
Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File.
Utopia
2. L’utopia platonica

La prima utopia nella storia, alla quale in definitiva si sarebbero rifatte tutte le altre, è quella descritta da Platone nella Repubblica. In quel dialogo Platone ritraeva il modello di uno stato ideale, retto dai filosofi e fondato sulle classi dei governanti (i filosofi appunto), dei guerrieri (che con i filosofi sono i “custodi” dello stato) e dei lavoratori. Lo stato platonico si presentava come una realtà organica, nella quale ciascun individuo, secondo la virtù in lui prevalente (la saggezza, il coraggio, la temperanza), trovava collocazione all’interno di una delle tre classi e viveva in funzione dell’insieme.

Platone prevedeva l’abolizione della proprietà privata per i filosofi e i guerrieri, i quali vivevano in una condizione di comunità dei beni e delle donne, senza formarsi una propria famiglia, e prevedeva inoltre che anche i fanciulli fossero allevati in comune (si è parlato, per queste ragioni, di un “comunismo” platonico). Anche le donne potevano accedere alla classe dei guerrieri. L’educazione dei futuri custodi, fondata anzitutto sulla musica e la ginnastica, era interamente affidata allo stato, dal quale Platone bandiva ogni forma di arte imitativa.

L’idea di una proprietà comune dei beni e quella di un preciso programma educativo finalizzato al mantenimento dell’unità dello stato saranno alcuni degli aspetti che ricorreranno anche nelle utopie moderne.