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| 4. | Obiezioni |
Contro ciascuno di questi criteri tuttavia si possono sollevare obiezioni. Contro a) depone il fatto che il consenso fra i membri di una comunità può fondarsi su un errore. Il consenso non dimostra la verità oggettiva di un enunciato: la concordanza d'opinione permette di stabilire che cosa è ritenuto vero, ma non di provare che il contenuto affermato realmente corrisponde alla realtà; b) contro il criterio dell'utilità come garante di verità si può opporre che sicuramente anche errori e inganni possono essere utili e che non si può escludere che opinioni erronee possano originare azioni efficaci; c) il criterio della coerenza all'interno di un sistema di enunciati non è incontestabile perché per ogni sistema A di enunciati in sé concluso può esistere, relativamente allo stesso oggetto, un sistema B alternativo e altrettanto coerente, eppure in contraddizione col sistema A, situazione tale da presupporre più verità mutualmente incompatibili tra loro; d) contro il criterio dell'evidenza intuitiva testimonia la possibilità che ogni evidenza sia frutto di inganni.
Risulta chiaro come l'individuazione dei criteri di verità si debba scontrare o con l'eventualità sempre presente di errori e inganni, oppure con la mancanza di univocità dei criteri stessi, come d'altra parte scarsamente univoco appare anche il concetto di verità. Per questi motivi nella filosofia contemporanea predomina la convinzione che non sia possibile indicare criteri universali e immodificabili di verità.