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Introduzione |
Arteriografia Radiografia delle arterie di una particolare regione corporea, ottenuta mediante l’inoculazione di un mezzo di contrasto. L’arteriografia corrisponde alla flebografia, ossia alla radiografia delle vene, e alla linfografia, con cui vengono radiografati i vasi del sistema linfatico. Queste tre discipline costituiscono, nel loro insieme, un’importante branca della radiologia, la radiologia vascolare.
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Tecnica dell’arteriografia |
Per eseguire un’arteriografia, il paziente viene fatto sdraiare; si procede quindi all’introduzione di un catetere (ossia un sottile tubo) in un’arteria, di solito di una gamba o di un braccio, previa anestesia locale nel punto di inserimento. Mediante il catetere viene inoculato il mezzo di contrasto, in genere iodio che, iniettato nei vasi sanguigni, risulta opaco ai raggi X: nelle lastre radiografiche, di conseguenza, le arterie appaiono bianche. Mediante uno strumento a raggi X, detto fluoroscopio, posto sopra il paziente, vengono riprese diverse immagini radiografiche. Il fluoroscopio è collegato a un monitor e a un computer, che permettono di controllare tutte le fasi della procedura. L’esecuzione dell’arteriografia può richiedere da 20 minuti a 3 ore. Dopo l’estrazione del catetere, i tessuti intorno al punto di inserimento si cicatrizzano.
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Arteriografia digitale intravenosa |
Un particolare tipo di arteriografia, detta DIVA o arteriografia digitale intravenosa, prevede l’ottenimento di una prima immagine radiografica della zona del corpo in esame e, successivamente, l’inoculazione del mezzo di contrasto in una qualsiasi vena periferica. Il liquido, seguendo il flusso della circolazione, passa nel cuore, raggiunge i polmoni, poi di nuovo il cuore e, infine, i vasi arteriosi. Viene effettuata una seconda immagine radiografica; quindi, viene ottenuta l’arteriografia mediante un’operazione digitalizzata di sottrazione della seconda immagine dalla prima.
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Applicazione dell’arteriografia |
Mediante l’arteriografia è possibile intervenire per fermare gravi emorragie o eliminare formazioni tumorali. Si possono rimuovere, inoltre, le ostruzioni presenti nei vasi sanguigni, utilizzando in tal caso cateteri speciali dotati di palloncino (tecnica detta angioplastica transluminale percutanea, applicata soprattutto per il trattamento delle coronarie). Si possono anche iniettare nei vasi farmaci in grado di sciogliere eventuali trombi, per scongiurare il pericolo di trombosi, oppure inoculare sostanze chemioterapiche in arterie che irrorano tessuti cancerosi, per trattare il cancro in modo selettivo. L’arteriografia rende possibile anche l’introduzione di elettrodi nelle cavità cardiache per potere eseguire particolari tipi di elettrocardiogrammi oppure per posizionare pacemaker.
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