| Arte australiana | Articolo | ||||
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| 2. | Le basi culturali |
L’arrivo degli europei, a partire dal 1788, quando il Nuovo Galles del Sud divenne una colonia penale britannica, segnò la nascita dell’arte e dell’architettura australiane. Verso la fine dell’Ottocento quella australiana era una società ad alto grado di urbanizzazione: nelle città erano sorti edifici pubblici eleganti e di grandi dimensioni, mentre l’abbondanza di terre a basso costo aveva favorito la costruzione di case isolate sviluppate su un unico piano. Nonostante la distanza dalla madrepatria britannica fosse solo geografica, e non culturale, stili e correnti importati dall’Europa svilupparono identità regionali indipendenti.
Il predominio della cultura e delle consuetudini britanniche rimase evidente fino alla metà dell’Ottocento, in particolare nell’adozione di stili architettonici come il revival gotico e il neoclassico; tuttavia, anche al culmine dell’imperialismo britannico, il contributo di immigrati di altre nazionalità fu considerevole. Nel XIX secolo si ebbero ad esempio interessanti suggestioni tedesche nel campo dell’architettura, dell’urbanistica e della progettazione di giardini. Dopo la seconda guerra mondiale, un programma appoggiato dal governo favorì l’arrivo di molti europei non inglesi, sottolineando ulteriormente il carattere cosmopolita del tessuto sociale australiano. Sul finire del XX secolo, nuove soluzioni – soprattutto architettoniche – nacquero dalla rivalutazione della tradizione indigena.