| Agricoltura biologica | Articolo | ||||
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| 3. | Principali criteri di coltivazione biologica |
La lavorazione biologica del terreno di coltura interessa in modo particolare gli strati più superficiali, in modo da sfruttare la zona di maggiore concentrazione della sostanza organica ed evitare di portare in superficie strati profondi, poveri di humus; in genere la profondità di aratura ideale non supera i 20-30 cm. La concimazione esclude prodotti chimici: vengono utilizzati letame, residui di coltivazione e preparati minerali per la reintegrazione di potassio e fosforo; per l’arricchimento del suolo in azoto, invece, si applica la rotazione delle colture con fasi a leguminose, che permettono la fissazione dell’azoto atmosferico nel terreno, grazie all’opera di batteri specializzati che vivono in simbiosi nelle loro radici.
Il controllo delle piante infestanti viene effettuato attraverso sistemi quali l’uso di sementi particolarmente selezionate, il trapianto o la falsa semina; quest’ultima tecnica consiste nel simulare una semina 2-3 settimane prima di quella vera, per indurre la germinazione delle piante infestanti che, quindi, vengono interrate prima della semina vera e propria. Il sistema più diffuso di lotta antiparassitaria biologica, infine, consiste nell’introduzione di nemici naturali dei parassiti.
In linea con i criteri generali sopra esposti, i principi essenziali dell’agricoltura biologica, disciplinata in Europa dal regolamento CEE 2092/91, prevedono: il mantenimento della fertilità del suolo mediante le rotazioni colturali, la consociazione, l’inerbimento, la coltivazione delle leguminose, l’uso di letame o di altra sostanza organica, il sovescio; il controllo degli insetti dannosi con l’utilizzo di varietà resistenti o il ricorso a pratiche quali l’uso dei naturali predatori degli animali fitofagi e degli insetti succhiatori della linfa, della cosiddetta “confusione sessuale” (in cui tramite feromoni si attirano gli insetti e li si allontanano dalle colture), della “cattura in massa”, o attraverso l’impiego di batteri letali per i parassiti (ad esempio, Bacillus thuringensis agisce contro le larve dei lepidotteri) e di insetticidi naturali.
La flora infestante deve essere controllata mediante opportune lavorazioni del terreno, attraverso l’avvicendamento di colture diverse sullo stesso terreno, il pirodiserbo, la pacciamatura; i parassiti vegetali vanno controllati utilizzando varietà resistenti, utilizzando sostanze naturali caratterizzate da bassa tossicità nei confronti dell’uomo e dell’ambiente.
La zootecnia biologica si ispira al principio del benessere animale, nel rispetto del quale vanno garantiti agli animali spazi minimi – attraverso ricoveri e forme di stabulazione che consentano l’accesso alla luce e all’aria aperta – un’alimentazione sana e condizioni di vita che prevengano l’insorgenza di malattie. L’alimentazione deve essere attuata tramite l’80% di alimenti biologici; le malattie vanno curate con prodotti omeopatici e solo in determinate situazioni possono essere utilizzati farmaci chimici.