Coppi, Fausto
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Coppi, Fausto
2. Nascita di un campione

Coppi arrivò al professionismo a vent’anni, senza però poter vantare nessun prestigioso palmarès tra le corse per dilettanti. Il debutto avvenne al Giro del Piemonte, come indipendente (cioè senza far parte di nessuna squadra) e si piazzò terzo dopo essersi lanciato in una lunga fuga solitaria: il tecnico Eberardo Pavesi lo notò e gli fece firmare il contratto per la Legnano di Gino Bartali col compito di fare da gregario al campione toscano. Con questo preciso incarico Coppi venne iscritto l’anno seguente al Giro d’Italia: a sorpresa, anche a causa delle non brillanti condizioni fisiche di Bartali, dopo poche tappe Coppi conquistò la maglia rosa e la conservò fino al suo arrivo a Milano.

Nonostante l’Italia fosse già entrata in guerra, l’attività ciclistica continuò anche nel 1941, a eccezione del Giro: Coppi ebbe quindi modo di vincere il Giro del Veneto, il Giro della Toscana, il Giro dell’Emilia, la Tre Valli Varesine e il Giro della Provincia di Milano. Nel 1942 vinse il titolo tricolore e al velodromo Vigorelli di Milano stabilì il nuovo record dell’ora con la distanza di 45 km e 848 m. Pochi giorni dopo questa impresa, che ormai lo consacrava tra più forti corridori del mondo, Coppi fu chiamato alle armi e inviato a combattere in Tunisia, dove venne fatto prigioniero dagli inglesi.

Nel 1946, ingaggiato dalla Bianchi, inanellò una serie di formidabili vittorie, iniziata con la Milano-Sanremo – vinta con oltre 14 minuti di vantaggio sul secondo classificato (il francese Teissière), al termine di una fuga già iniziata con pochi compagni alle porte di Milano e divenuta solitaria sulle prime rampe del Passo del Turchino – e chiusa con il successo al Giro di Lombardia, corsa che vinse nei tre anni seguenti e poi, per l’ultima volta, in chiusura di carriera, nel 1954.