Coppi, Fausto
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Coppi, Fausto
4. Un campione forte e fragile

Tuttavia, la grandezza di un campione non si può misurare solo con il numero delle vittorie o le prestazioni fisiche. I successi di Coppi avevano sempre qualcosa di estremo e di avventuroso, come dimostrano le numerose vittorie per distacco. Una frase rimasta celebre può essere scelta a emblema del fascino epico che suscitavano le sue imprese sportive: “C’è un uomo solo al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome Fausto Coppi!”; la disse per la prima volta il radiocronista Mario Ferretti mentre Coppi s’involava solitario tra due muri di neve sui tornanti dello Stelvio in una tappa del Giro del 1949. Molti altri furono gli scenari delle sue vittorie: i passi delle Dolomiti, fra il Pordoi e il Sella, e le Alpi francesi (il Col de l’Izoard, fra gli altri), il Ghisallo nel Giro di Lombardia e il micidiale pavé della Parigi-Roubaix.

Il fascino del Campionissimo (così era stato ribattezzato dalla stampa sportiva) stava anche nella sua umana fragilità: una fragilità fisica causata dalla sua particolare conformazione ossea, che gli causava fratture a ogni caduta e susseguenti lunghi periodi di riabilitazione; e una fragilità psicologica, che talvolta lo attanagliava per lunghi periodi gettandolo nello sconforto e nella depressione. Una profonda crisi psicologica lo afflisse, ad esempio, dopo la tragica morte, a seguito di una caduta al Giro del Piemonte del 1951, del fratello Serse, suo compagno di squadra e anch’egli buon corridore (vinse nel 1949 una Parigi-Roubaix).

Coppi scontò anche il pegno della sua grande popolarità. La sua vicenda sentimentale con Giulia Occhini divenne oggetto di curiosità morbosa da parte dei mass-media e dei giudizi di condanna morale di un’Italia perbenista e bigotta che non ammetteva che il grande campione, padre di famiglia, potesse innamorarsi e scegliere di vivere con un’altra donna, anch’essa sposata e madre: in un paese in cui l’adulterio era ancora un reato da codice civile, la cosiddetta “Dama bianca” (appellativo coniato dai giornalisti che videro Coppi, dopo una vittoria, baciare e offrire un mazzo di fiori a una misteriosa signora vestita di bianco) subì un arresto e un processo per abbandono del tetto coniugale, oltre all’umiliazione di essere additata come la donna che aveva traviato il campione.