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Herzog, Werner

Herzog, Werner Pseudonimo di Werner Stipetiç (Monaco 1942), regista tedesco. Realizzò i primi cortometraggi nel 1962, quando studiava all’Università di Monaco; dopo un breve periodo di lavoro per la NASA, negli Stati Uniti, continuò con la regia di una serie di documentari e film a soggetto, esordendo nel 1967 con Lebenszeichen.

Tra le sue opere più originali, al limite del grottesco, si ricordano Anche i nani hanno cominciato da piccoli (1970), girato con un cast di soli nani; Cuore di vetro (1976), con attori sotto ipnosi; Nosferatu, il principe della notte (1979), con Isabelle Adjani e Klaus Kinski, revisione meticolosa ed eversiva del classico dell’orrore di F.W. Murnau. Molto discusse quanto personalissime sono alcune sue ricostruzioni storiche: Aguirre, furore di Dio (1972), che narra di una spedizione di avventurieri spagnoli sul Rio delle Amazzoni, ambientata nel XVI secolo; L’enigma di Kaspar Hauser (1974), con Bruno S., vicenda realmente accaduta di un uomo tenuto prigioniero fin dalla nascita in un sotterraneo; Fitzcarraldo (1981), visionaria storia del tentativo di far vivere un teatro d’opera nel cuore dell’Amazzonia.

Dopo Kaspar Hauser, Herzog rivisitò – questa volta utilizzando un’ambientazione contemporanea – il tema dell’emarginazione e dello sradicamento in La ballata di Stroszek (1976), dove il personaggio principale, di nuovo interpretato da Bruno S., abbandona Berlino per trasferirsi nella desolata provincia americana. A partire dagli anni Novanta, a eccezione di Grido di pietra (1991), tratto da un soggetto di Reinhold Messner sulla conquista della vetta del Cerro Torre in Patagonia, L’invincibile (2001) con Tim Roth e Rescue Dawn (2006), ispirato al documentario Il piccolo Dieter vuole volare da lui stesso girato nel 1998, il regista tedesco si è concentrato prevalentemente sulla realizzazione di documentari (Morte per cinque voci, 1995; Kinski, il mio nemico più caro, 1999; Grizzly Man, 2005) e sulla regia d’opera.