| Trova nell'articolo | Chemioterapia | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Chemioterapia In medicina, termine che indica genericamente il trattamento delle malattie mediante la somministrazione di composti chimici, presenti in natura o sintetizzati con processi industriali. Comunemente, il termine viene utilizzato con particolare riferimento alla terapia farmacologica del cancro; in tal senso, si contrappone a radioterapia.
| 2. | Chemioterapici generali |
Tra i chemioterapici intesi in senso ampio, sono comprese vaste categorie di farmaci: ad esempio, i farmaci capaci di debellare infezioni dovute a microrganismi e parassiti, come gli antibiotici, i sulfamidici e gli antimicotici; i composti ad azione ormonale, che intervengono nelle disfunzioni delle ghiandole endocrine, come il diabete o l’ipotiroidismo; le sostanze che hanno effetti sui disturbi del sistema nervoso, come gli ansiolitici o gli antidepressivi (vedi Psicofarmaci); ancora, gli anticoagulanti, che possono essere impiegati nel trattamento di alcuni disturbi del sistema circolatorio; gli antispastici, che hanno un’azione rilassante sulla muscolatura liscia del tubo digerente.
| 3. | Chemioterapici antitumorali |
La terapia con antitumorali mira, in generale, a bloccare l’attività metabolica e la capacità di replicazione delle cellule malate. In base alla modalità con cui i diversi composti riescono a esplicare tale effetto, si possono distinguere differenti classi di farmaci antitumorali. La chemioterapia antitumorale può essere eseguita anche in combinazione con altri trattamenti terapeutici, quali la chirurgia e la radioterapia; ciò implica spesso una stretta collaborazione fra medici, chirurghi e oncologi (medici specialisti dei tumori). Nella maggior parte dei casi di cancro, la terapia ha lo scopo di migliorare le condizioni cliniche del paziente, cercando di allungarne la speranza di vita e di ridurre i sintomi causati dal tumore. La scomparsa completa della malattia, però, è un obiettivo non sempre facile da raggiungere, soprattutto negli adulti.
| 1. | Composti alchilanti |
Un primo gruppo di chemioterapici per il trattamento dei tumori maligni comprende una categoria di sostanze denominate alchilanti, composti sintetici chimicamente molto diversi tra di loro. Si ritiene che agiscano formando legami covalenti fra le molecole di guanina di filamenti vicini di DNA, impedendo così in modo meccanico la divisione della doppia elica dell'acido nucleico, necessaria perché questo si replichi e avvenga la mitosi. Esempi di tali farmaci sono il clorambucil, il bisulfano e la ciclofosfamide. Nella pratica clinica vengono usati per trattare il linfoma di Hodgkin (un tumore maligno del tessuto linfoide) e altri tipi di linfoma, la leucemia linfocitaria cronica, il mieloma multiplo (tumore delle plasmacellule del sangue), il seminoma (tumore del testicolo), il carcinoma ovarico, il carcinoma mammario, il neuroblastoma (tumore del sistema nervoso, costituito da cellule nervose embrionali) e alcuni sarcomi.
| 2. | Antimetaboliti |
Un secondo gruppo di farmaci antitumorali è costituito dagli antimetaboliti, sostanze che, grazie alla loro struttura chimica analoga a quella di molecole essenziali per il metabolismo cellulare, entrano in competizione con queste e interferiscono con il metabolismo stesso. Molti di questi farmaci, in particolare, alterano la produzione o l'incorporazione nel DNA delle basi azotate appartenenti sia alla categoria delle purine (adenina e guanina) sia a quella delle pirimidine (timina e citosina). Fra questi chemioterapici vi sono il metotrexate e l'aminopterina, utilizzati per trattare la leucemia linfoblastica, il linfoma di Burkitt (comune fra i bambini in Africa) e altri tipi di linfomi. Questi farmaci possono talvolta risultare efficaci anche nel trattamento dei tumori della testa e del collo.
| 3. | Analoghi della purina e della pirimidina |
Un terzo gruppo è costituito dagli analoghi della purina e della pirimidina, comprendenti la 6-mercaptopurina, la 2-amino-6-mercaptopurina e il 5-fluoruracile. Queste sostanze sono formate da molecole che, sostituendosi a quelle delle basi azotate durante il processo di sintesi del DNA, bloccano quest'ultimo e impediscono la proliferazione delle cellule. Si tratta di farmaci comunemente usati per la terapia della leucemia e di alcuni linfomi.
| 4. | Antibiotici citotossici |
Infine, un quarto gruppo è costituito dagli antibiotici citotossici (come la mitomicina) e dagli alcaloidi vegetali. Gli antibiotici citotossici inibiscono l'azione dell’RNA (acido ribonucleico), ossia dell'acido nucleico che interviene nel processo di sintesi delle proteine. Questi farmaci sono molto usati, ad esempio, nella terapia del nefroblastoma (o tumore di Wilms), che colpisce il rene e, talvolta, in alcuni tumori del testicolo. Gli alcaloidi vegetali bloccano la mitosi; essi comprendono, ad esempio, la vinblastina e la vincristina, isolate dalla pervinca (Vinca rosea) e usate prevalentemente per il linfoma di Hodgkin e la leucemia linfoblastica; il taxolo, estratto dal tasso (Taxus baccata) e applicato ai tumori dell’utero; la colchicina, derivante dal colchico (Colchicum autumnale).
| 5. | Composti ad azione ormonale |
Hanno azione antitumorale anche alcuni farmaci ad azione ormono-simile, che cioè sono in grado di simulare l’effetto degli ormoni naturali cui alcuni tipi di cellule tumorali sono sensibili. Ad esempio, gli ormoni femminili estrogeni favoriscono lo sviluppo delle cellule tumorali in caso di cancro della mammella; il composto denominato tamoxifen compete con gli estrogeni e si lega al posto di questo alle cellule, senza stimolarne però la moltiplicazione. Risulta invece ancora controversa l’effettiva efficacia antitumorale di trattamenti basati sull’uso contemporaneo di farmaci ad azione ormonale, come la cosiddetta multiterapia a base di somatostatina, octreotide (simile alla somatostatina), melatonina e retinoidi (derivati della vitamina A).
| 6. | Altri antitumorali |
Nel corso dei trattamenti è possibile ricorrere ad altri tipi di farmaci chemioterapici, come l'idrossiurea, la procarbazina e la L-asparaginasi, che agiscono inibendo la crescita della cellula tumorale. L'interferone, normalmente prodotto dalle cellule infettate da virus, blocca la mitosi nelle cellule sensibili, ma i dettagli del suo meccanismo d'azione non sono ancora noti. Altra terapia, attualmente in fase sperimentale, riguarda l’impiego di angiostatina e endostatina, due composti indicati come inibitori dell’angiogenesi. Queste proteine, infatti, hanno mostrato in modelli sperimentali la capacità di inibire la proliferazione di nuovi vasi sanguigni all'interno della massa tumorale che, incapace di ricevere un adeguato apporto nutrizionale, arresta la propria crescita. Rivelatesi efficaci anche nel rallentare la comparsa di metastasi, tali composti potranno rappresentare in un prossimo futuro un utile complemento alle più tradizionali terapie.
| 4. | Possibili effetti collaterali degli antitumorali |
I sintomi più comunemente associati all’assunzione di chemioterapici comprendono nausea, vomito, depressione del midollo osseo e alopecia (perdita dei capelli). A causa della depressione del midollo osseo, i pazienti sottoposti a chemioterapia tendono poi a sviluppare infezioni di vario tipo. L’uso di farmaci di tipo ormonale può determinare a volte anche l’insorgenza di forme depressive.
| 1. | Azione sulle cellule sane |
I farmaci applicati al trattamento dei tumori, siano essi benigni o maligni, in generale interferiscono con la proliferazione delle cellule, bloccandone in vario modo l’attività metabolica e la possibilità di dividersi per mitosi. Per tale motivo, dunque, gli antitumorali presentano un grave effetto collaterale, che è quello di interferire con l’attività non solo delle cellule malate ma anche di quelle sane: infatti, la divisione cellulare si verifica in tutte le cellule.
Le cellule sane, però, si riproducono in modo meno veloce e incontrollato di quelle tumorali, sono meno vulnerabili ai farmaci e quindi, dopo il trattamento chemioterapico, sembrano avere una maggiore capacità di ripresa e di ricostruzione dei tessuti. Tale vantaggio selettivo di ricrescita sembra permettere alle cellule normali di ripopolare un tessuto malato in modo preferenziale rispetto alle cellule tumorali. Non è mai possibile, tuttavia, essere certi che tutte le cellule tumorali siano state distrutte e, qualora ne resti qualcuna, è possibile che si verifichi una recidiva del tumore, cioè una sua nuova comparsa; ciò non dipende unicamente dal numero di cellule tumorali sopravvissute, ma anche dall'efficienza del sistema immunitario del paziente nel rimuovere queste. La tendenza della ricerca farmacologica è di individuare farmaci chemioterapici ad azione più mirata, e capaci di migliorare la risposta immunitaria del paziente; possibili svolte nel trattamento del cancro potrebbero anche derivare dall’applicazione della terapia genica.