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Morbo di Crohn
1. Introduzione

Morbo di Crohn Infiammazione dell’apparato digerente che colpisce, in particolare, le porzioni di intestino denominate ileo e colon. Le cause di tale affezione non sono a tutt’oggi chiarite; sembra, comunque, che vari fattori ne determinino l’insorgenza, tra i quali la presenza di infezioni, lo stress, fattori ambientali, la predisposizione genetica e reazioni anomale del sistema immunitario. I soggetti più a rischio sono i giovani tra i venti e i trent’anni di età. Il morbo di Crohn è diffuso soprattutto nell’Europa settentrionale (soprattutto in Scandinavia) e nell’America settentrionale; risulta raro, invece, in India, Africa tropicale e America latina.

2. Sintomi

Il morbo di Crohn si manifesta con diarrea, dolori nella zona centrale dell’addome, dimagrimento e febbre moderata. In alcuni pazienti possono verificarsi emorragie interne e anemia a causa del sanguinamento dell'intestino. La parete intestinale infiammata forma aree di ulcerazione o di gonfiore, assumendo un caratteristico aspetto a ciottoli. Il rivestimento muscolare dell'intestino si indurisce, diventando fibroso, e possono formarsi ostruzioni. Inoltre, quando l'infiammazione passa dall'intestino ad altre zone del corpo attraverso la parete intestinale, si possono sviluppare fistole, cioè aperture che mettono in collegamento, ad esempio, il tratto di intestino colpito con altre anse intestinali o con la superficie cutanea dell’addome.

La diagnosi del morbo di Crohn risulta spesso difficoltosa, soprattutto nella fase iniziale della malattia, perché alcuni suoi sintomi, come il dolore e la febbre, sono aspecifici. La conferma della diagnosi si può avere mediante tecniche radiografiche, con endoscopia o colonscopia, o mediante biopsia di un campione di mucosa dell'intestino.

3. Terapia

La terapia del morbo di Crohn è volta soprattutto a limitare sintomi come la diarrea e gli squilibri nutrizionali conseguenti alla compromessa funzionalità della zona di intestino colpita. Il trattamento dell’infiammazione può essere affrontato con la somministrazione di corticosteroidi. Nel caso in cui sia stata accertata una reazione autoimmune in atto, vengono prescritti farmaci immunosoppressori. Nei casi più gravi, si rendono necessari l’intervento chirurgico di asportazione del tratto colpito e la creazione di un’anastomosi, ossia di un collegamento, tra le due estremità sane del tubo intestinale. L’intervento non garantisce, però, una guarigione definitiva; in alcuni pazienti possono infatti verificarsi recidive, cioè possono formarsi nuove ulcerazioni e fistole.