Filosofia della scienza
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Filosofia della scienza
4. La spiegazione scientifica

Studi recenti sul problema della descrizione dei metodi scientifici di inferenza hanno cercato di eludere i punti deboli del modello ipotetico-deduttivo, evitando di utilizzare relazioni logico-linguistiche per spiegare il rapporto fra dati sperimentali e teoria.

Alcuni filosofi descrivono i cambiamenti che possono intervenire negli standard di legittimità di teorie e ipotesi, collegandoli al calcolo matematico delle probabilità; altri, invece, si appellano al contenuto specifico delle ipotesi da controllare. Nel XIX secolo il filosofo ed economista britannico John Stuart Mill offrì un modello di “inferenza scientifica per ottenere la migliore spiegazione possibile”, che consiste nell’inferenza, a partire dai dati sperimentali accessibili, di un’ipotesi che, se esatta, costituisce la spiegazione di quei dati sperimentali. Questo modello di inferenza richiede un’esposizione autonoma del concetto di spiegazione scientifica.

I filosofi contemporanei che si occupano della natura della spiegazione scientifica sono partiti per la maggior parte dal modello nomologico-deduttivo, in base al quale la spiegazione scientifica consiste nella deduzione di un fenomeno naturale a partire da una serie di premesse, che siano sostenute perlomeno da una legge di natura. Occorre stabilire, dunque, in che cosa consista una legge di natura, poiché non ogni generalizzazione che si riveli esatta può essere considerata tale. Le leggi di natura vere e proprie contengono una sorta di necessità intrinseca; oltre a ciò, esse non descrivono solamente il comportamento effettivo dei fenomeni, ma anche il loro comportamento virtuale.

Il modello nomologico-deduttivo, tuttavia, manca di rigore. Si considerino, ad esempio, la lunghezza e il periodo di oscillazione di un pendolo. In questo caso, mentre la deduzione è valida in entrambi i sensi, la spiegazione lo è solo in un senso: più precisamente, dalla lunghezza si può dedurre il periodo del pendolo, così come dal periodo si può dedurre la lunghezza, ma è la sola lunghezza che può essere utilizzata come spiegazione del periodo del pendolo, non viceversa. Difficoltà di questo tipo hanno spinto alcuni filosofi a sviluppare modelli causali di spiegazione, in base ai quali si spiegano i fenomeni descrivendone le origini.