Endoscopia
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Endoscopia
2. Tecnica dell’endoscopia

L’endoscopio si compone fondamentalmente di un tubo, in genere flessibile, del calibro di circa 6-8 mm, di un obiettivo posto nell’estremità che viene introdotta nel corpo e di un oculare posto all’altra estremità e che rende possibile all’operatore l’esecuzione dell’esame endoscopico. Vi è anche un sistema di illuminazione che convoglia la luce da lampade esterne al punto da esaminare, mediante un fascio di fibre ottiche, collocate all’interno del tubo. Poiché l'allineamento delle fibre si mantiene per tutta la lunghezza dell'endoscopio, l'immagine finale raccolta dall’obiettivo e trasmessa all’oculare o eventualmente a un monitor non risulta distorta. La punta dell'endoscopio può essere ruotata di 180° ed è fornita di dispositivi che assicurano la pulizia della lente e del tessuto in esame.

Per procedere all’endoscopia, lo strumento viene inserito nel corpo del paziente con cautela e dopo avere sottoposto questo ad anestesia locale o, a seconda del suo grado di sensibilità e del tipo di indagine da effettuare, ad anestesia generale. L’endoscopia non determina in genere particolari dolori o disturbi; essa può solo suscitare in certa misura una moderata e temporanea infiammazione della parte attraversata dal tubo.