Trova nell'articolo Teoria economica dei giochi

Per trovare nell'articolo una parola, un nome o un argomento specifici, selezionare nel proprio browser Internet l'opzione per effettuare una ricerca nella pagina. In Internet Explorer questa opzione si trova nel menu Modifica.

Poiché viene effettuata la ricerca di una corrispondenza esatta per la parola o le parole digitate, se non si ottengono risultati soddisfacenti controllare l'ortografia delle parole digitate o individuare una parola chiave relativa all'argomento.

Teoria economica dei giochi
1. Introduzione

Teoria economica dei giochi Branca dell’economia che descrive il comportamento economico degli individui, impiegando i concetti e le tecniche usati dall’omonima disciplina logico-matematica, la teoria dei giochi.

I presupposti su cui è stata costruita la teoria economica dei giochi scaturiscono essenzialmente da due osservazioni: 1) la maggior parte delle decisioni economiche viene influenzata dalle aspettative riguardanti il comportamento degli altri operatori economici; 2) in un mercato caratterizzato dalla presenza di alcune imprese, ciascuna delle quali possiede un’ampia quota del mercato considerato, le strategie riguardanti i prezzi adottate da un’impresa tengono conto delle aspettative di quest’ultima circa la reazione degli altri operatori economici (allo stesso modo, nell’ambito delle trattative tra sindacato e imprenditori, il primo adotta le proprie strategie sulla base delle aspettative circa le linee d’azione perseguite dalla controparte).

È stata dunque questa interazione tra operatori economici ad aver dato origine a quella branca della teoria economica conosciuta come “teoria (economica) dei giochi”, sviluppata nell’opera Teoria dei giochi e comportamento economico (1944) dai matematici John von Neumann e Oskar Morgenstern.

2. L’individuazione della strategia ottimale

L’applicazione di questa teoria va comunque ben oltre l’ambito economico: quella dei giochi è, infatti, una teoria generale che ha per oggetto le scelte razionali adottate in condizioni di incertezza e potrebbe, ad esempio, essere impiegata per valutare le strategie alternative attuabili dai “giocatori” avversari nel corso di una guerra nucleare.

La teoria presenta alcune analogie con il gioco degli scacchi o il bridge, nei quali la strategia di ogni giocatore dipende dalla “mossa” che, nelle previsioni di ciascuno, l’avversario deciderà di fare. Al fine di desumere strategie ottimali di fronte a varie ipotesi riguardanti il comportamento degli altri operatori economici, la teoria economica dei giochi deve prendere in considerazione un insieme di obiettivi, tra i quali le conseguenze derivanti dall’adozione di strategie alternative; la possibilità di creare alleanze tra i giocatori e la misura in cui gli accordi tra gli attori coinvolti risultino vincolanti (basti pensare, ad esempio, al fallimento degli accordi sulle quote di produzione petrolifera concordate tra i membri dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio). La teoria dei giochi deve, infine, tenere conto della possibilità che ogni partita possa venire ripetuta un certo numero di volte; in tal caso, infatti, ciascun giocatore disporrà delle informazioni riguardanti le strategie adottate nelle partite precedenti.

3. L’“equilibrio di Nash”

Nell’ambito della teoria economica dei giochi è stato elaborato uno strumento di analisi molto importante: la cosiddetta “matrice dei pagamenti” (payoff matrix). Nel caso più semplice, relativo a due soli giocatori, la matrice indica i benefici ottenuti e le perdite subite da ciascun giocatore in corrispondenza di tutte le combinazioni di strategie possibili.

In alcuni casi si verificherà il cosiddetto equilibrio di Nash (dal nome del matematico John F. Nash): si tratta della situazione in cui (in un gioco riguardante due giocatori, X e Y) la scelta di X risulta essere ottimale data la decisione presa da Y, così come lo è la scelta di quest’ultimo, data la decisione di X.

È tuttavia importante sottolineare come l’equilibrio di Nash non conduca necessariamente a un risultato altrettanto desiderabile rispetto a quello che si determinerebbe se i giocatori fossero in grado di cooperare. Si pensi, ad esempio, al “dilemma del prigioniero”, nel quale entrambi i giocatori, decidendo singolarmente, sono spinti a confessare il crimine di cui sono accusati, mentre otterrebbero un risultato migliore se fossero messi nella condizione di poter collaborare.