Talidomide
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Talidomide
2. La vicenda del talidomide

Al momento della sua introduzione, avvenuta nel 1957, il talidomide fu riconosciuto come farmaco utile alle donne in gravidanza per limitare la tipica nausea dei primi mesi di gestazione e facilitarne il riposo. A partire dal 1961, tuttavia, contemporaneamente in diverse parti del mondo si registrarono casi di neonati affetti dalla malformazione nota come focomelia; in seguito, numerosi esperimenti compiuti su animali confermarono le ipotesi. Il numero di neonati focomelici fu di circa 10.000 nella sola Germania Occidentale, solo la metà dei quali sopravvissero, e 600 in Gran Bretagna, 400 dei quali superstiti. Negli Stati Uniti e in Italia i casi furono invece molto pochi, poiché l'immissione in commercio del talidomide era stata ritardata dalle autorità competenti. Entro il 1962 si vietò in tutti i paesi la commercializzazione del talidomide; si registrò quindi una diminuzione dei casi di bambini nati malformati.

La vicenda del talidomide portò all’attenzione della comunità scientifica, così come del pubblico, la necessità di effettuare test di tossicità su tutti i prodotti di nuova introduzione. Attualmente tutti i nuovi farmaci vengono testati, con particolare riguardo alle possibili applicazioni durante la gravidanza; viene, comunque, consigliato di evitare per quanto possibile l'uso di qualunque farmaco nel primo trimestre di gravidanza e, in ogni caso, di rivolgersi al medico prima di assumere un qualsiasi composto.