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Giocattoli
1. Introduzione

Giocattoli Oggetti che rappresentano per il bambino un’occasione di divertimento o uno stimolo alla fantasia e allo sviluppo delle facoltà intellettive. Fino all’Ottocento il termine indicava piccoli oggetti usati da adulti e fanciulli come passatempi e includeva sia balocchi di poco valore sia manufatti realizzati in materiali preziosi. A partire dal XIX secolo il vocabolo prese a designare solo i gingilli utilizzati per i giochi infantili.

2. Cenni storici

L’uso dei giocattoli ha origini antichissime: i reperti archeologici rinvenuti nei siti più antichi presentano spesso sorprendenti analogie con i balocchi tuttora diffusi tra i bambini di tutto il mondo.

Tra i risultati più interessanti degli scavi archeologici nei siti degli insediamenti di età preistorica, di grande importanza per gli studiosi del gioco è stato il rinvenimento di resti di antichissimi giocattoli che risalgono fino a circa 20.000 anni fa, al Paleolitico. Si tratta di piatte assicelle d’osso intagliate, che venivano legate a uno spago e fatte ruotare fino a produrre un rumore particolare.

Le antiche statuine d’argilla rinvenute in Giappone, datate oltre 10.000 anni fa, presentano del resto tratti somatici simili a quelli ancora oggi riprodotti nei moderni giocattoli giapponesi: e il significato originario di quegli oggetti, legato a riti di fertilità, è ripreso dagli attuali feticci giapponesi cui si riconosce il potere di scacciare gli spiriti maligni e propiziare la fertilità delle donne, degli animali e della terra.

Molti giocattoli antichi si sono conservati fino a noi perché deposti nelle tombe dei bambini: un’abitudine questa presente presso quasi tutte le grandi civiltà del passato, che rivela l’esistenza di archetipi antropologici pressoché universali.

3. Le tipologie più comuni dalla preistoria all’età moderna

Tipologie di giocattoli ricorrenti si ritrovano in civiltà distanti anche molto tra loro nel tempo e nello spazio. La bambola, la palla, il sonaglio, la trottola e le statuine di animali vantano una storia lunghissima presso tutte le popolazioni antiche e, pur con variazioni di forma e decorazione, continuano ancora a divertire i bambini di oggi.

In Egitto sono state rinvenute palle, bambole, trottole e animali realizzati in creta, oro, bronzo, avorio e legno, risalenti all’epoca della I dinastia (3000 a.C.). A Mohenjo Daro (2500-1500 a.C.), il principale centro della civiltà preariana dell’Indo, nell’odierno Pakistan, sono stati trovati reperti analoghi, tra cui spicca un toro dalla testa mobile. Altri giocattoli abbastanza diffusi presso i popoli antichi furono cerchi, carrettini e cavallucci, illustrati ad esempio su vasi greci.

1. La bambola

La bambola appare presso quasi tutte le civiltà antiche. La sua origine si riconduce alle statuine femminili simbolo di fertilità, ricorrenti in molte civiltà: la loro funzione non era quindi ludica, bensì propiziatoria. Bambole dalle sembianze maschili furono realizzate solo dopo il Paleolitico. Tra i materiali più usati, pietra, creta, legno, cuoio e tessuto.

2. La palla

La palla (con le sue sottocategorie, biglie, palline, bocce) è un giocattolo universale e di ogni tempo, confezionato di volta in volta in diverse tipologie e con materiali disponibili sul posto. Ad esempio, in Scozia sono stati ritrovati esemplari in pietra incisa, dal diametro di circa 6 centimetri, risalenti a 5000 anni fa. Nella valle dell’Indo erano in uso palle di cuoio e giunchi intrecciati, mentre in Egitto una pittura murale del periodo della XII dinastia raffigura alcune bambine che giocano con una palla fatta di paglia e canne. Presso gli antichi greci è attestata la diffusione di giochi da eseguire con una vescica d’animale gonfiata.

3. Il sonaglio

I primi sonagli non erano che zucche lasciate essiccare, scuotendo le quali i semi rimasti all’interno producevano rumore: il giocattolo è ancora diffuso in molti paesi del Sud del mondo. Presso alcune civiltà il sonaglio aveva (e spesso ha tuttora) la funzione di allontanare gli spiriti maligni. Alcuni antichissimi esempi ci sono pervenuti da Chanhudaro, forse il principale centro per la produzione di giocattoli nell’antica valle dell’Indo: risalgono a 4500 anni fa. Sonagli decorati sono stati riportati alla luce anche in Grecia, Egitto, America e nei territori dell’impero romano.

4. La trottola

Oltre alle trottole greche e romane, importanti sono i giocattoli analoghi in creta trovati durante gli scavi della città mesopotamica di Ur, sulle rive dell’Eufrate, e datati intorno al 4000 a.C.

5. Statuine di animali

Statuine di animali sono sempre state realizzate in pressoché tutte le civiltà; al pari delle bambole, ebbero spesso un valore rituale e religioso. Alcuni oggettini dalla forma zoomorfa trovati in Mesopotamia sono dotati di una sorta di “guinzaglio” di cuoio, budello o paglia intrecciata, con il quale probabilmente i bambini li trascinavano con sé.

4. I giocattoli dal Medioevo al Settecento

Notizie sui tipi di giocattoli e la loro diffusione durante il Medioevo si trovano nell’opera Indiculus Superstitionium, del IX secolo, e nelle illustrazioni a margine di alcuni testi: si trattava perlopiù di girandole, cavallucci, soldatini, armi, figure in cera o creta, trottole, aquiloni e sonagli. Nel Quattrocento le bambole di migliore fattura erano opera di artigiani tedeschi. I giocattoli venivano venduti soprattutto in occasione di fiere e feste; un’interessante testimonianza circa i giocattoli in uso nel secolo successivo ci viene dal dipinto Giochi di bimbi (1560) di Pieter Bruegel il Vecchio, nel quale ne sono rappresentati alcuni.

Per tutto il Rinascimento e fino al XVIII secolo furono le corporazioni a dominare il mercato dei giocattoli, con articoli spesso complessi e di buona fattura. Comparvero i primi cavalli a dondolo, le case per le bambole, i soldatini di metallo. Principali centri di tale produzione furono Norimberga e le città della Baviera, dalle quali i giocattoli venivano esportati in tutta Europa. Il clima della Controriforma si fece sentire anche in questo settore, e il repertorio dei giocattoli a disposizione dei bambini fu ristretto per eliminare tutto ciò che potesse distrarre da una condotta austera e da una “sana” moralità. Tra i balocchi dei fanciulli delle colonie puritane in America, l’Arca di Noè, ad esempio, era tra i privilegiati.

5. Lo sviluppo dell’industria del giocattolo

All’inizio dell’Ottocento la produzione di giocattoli rappresentava ormai un’importante attività imprenditoriale in molti paesi, per la quale esisteva un commercio fiorente. Da fabbriche di piccole e medie dimensioni uscivano oggetti raffinati, come case per bambole progettate da veri architetti, e articoli di valore più modesto, come i giochi venduti poi dagli ambulanti alle fiere. Accanto al legno cominciarono a essere usati su larga scala anche latta e vari tipi di metallo.

La Germania rimase il principale centro di produzione, al quale si affiancarono sempre più Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. In Italia l’industria del giocattolo rimase quasi inesistente fino agli anni Venti del Novecento, quando si svilupparono piccole aziende a conduzione familiare quali Bell, Agostino Marchesini e Alemanni. Dopo la prima guerra mondiale cessarono la produzione francese e l’importazione tedesca: si imposero allora sul mercato italiano ditte nazionali quali la Ingap, la Cardini e la Ferrari Siro.

1. I giocattoli ottici

Nel XIX secolo furono inventati i primi giocattoli in grado di produrre interessanti effetti ottici. Nel 1816 apparve il caleidoscopio, costituito da un piccolo tubo internamente ricoperto per tutta la lunghezza di superfici specchianti, all’estremità del quale è collocato un disco rotante trasparente contenente pezzetti di vetro colorati. Guardando attraverso un foro praticato all’altro estremo del tubo si vedono comporsi graziose figure geometriche, che cambiano in continuazione con il movimento dei vetri colorati nel disco.

Un altro giocattolo molto interessante, inventato nel 1834, era lo zootropio, che sfrutta l’effetto ottico per il quale il nostro occhio continua a “vedere” un’immagine per qualche istante anche dopo che l’oggetto che l’ha determinata è scomparso. È composto da un cilindro all’interno del quale viene incollata una sequenza di immagini, raffigurante, ad esempio, un cavallo che si avvicina sempre più a una staccionata e infine la supera con un salto. Il cilindro è forato a distanze regolari e, guardando attraverso le fessure mentre il giocattolo viene fatto ruotare, si ha l’illusione del movimento della figura del cavallo. I giocattoli basati sulle riflessioni multiple delle immagini gettarono le basi della moderna cinematografia.

2. Robot e giocattoli che si muovono

I giocattoli in grado di muoversi autonomamente, siano essi bambole o macchine in miniatura, sono tra i preferiti dei bambini. Pare che già Leonardo da Vinci avesse costruito alcuni complicati giocattoli meccanici durante il suo soggiorno alla corte di Francesco I, all’inizio del Cinquecento. Alcuni esemplari di giocattoli meccanici rudimentali in ceramica sono stati riportati alla luce in Egitto, e si hanno notizie di complessi meccanismi in miniatura per bambini ideati in Grecia da Erone di Alessandria, il grande matematico vissuto intorno alla metà del I secolo a.C. Animaletti meccanici erano il divertimento di ragazzini privilegiati anche in Persia e nell’impero bizantino.

Nel 1207 vide la luce in Europa il libro Ingegnosi congegni meccanici di al-Jazari, nel quale sono descritti giocattoli meccanici costruiti per i nobili dell’epoca. La progettazione dei giocattoli automatici richiese sempre maggiori competenze, ed è molto probabile che, a partire dal XVII secolo, dessero il loro contributo anche i maestri orologiai. Fu in quel secolo che i giocattoli meccanici fecero la loro comparsa in Giappone: uno dei più noti era il teatro Karakuri di Takeda Omi. In Francia divenne famoso Jaquet-Droz, inventore di bambole in grado di scrivere, disegnare e suonare l’arpicordo; in Inghilterra grandi invenzioni si ebbero in epoca vittoriana.

La produzione su larga scala di giocattoli automatici si accrebbe sul finire del Settecento. Nei due secoli successivi le ditte americane Ives e Hull & Stafford, la francese Fernand Martin, l’inglese W.H. Britain, la tedesca Ernst Planck e le aziende italiane Ingap e Bell lanciarono numerosi modellini di ogni tipo: cavalli, carri, rematori in barca, navi, treni e giostre, oggetti oggi ricercatissimi dai collezionisti.

6. Il ruolo sociale dei giocattoli

Ogni cultura ha una concezione diversa del gioco e dei giocattoli. Se, infatti, nelle società industrializzate i balocchi hanno nella maggior parte dei casi la funzione primaria di far divertire i bambini (l’apprendimento rimane spesso uno scopo secondario), presso le popolazioni non industrializzate i bambini giocano sovente con modellini che riproducono gli oggetti usati dagli adulti, in modo che imparino presto a maneggiarli e quindi a utilizzarli.

Il gioco divenne oggetto di numerosi studi dopo la pubblicazione del romanzo Emilio di Jean-Jacques Rousseau (1762). Gli studiosi e pedagoghi Friedrich Fröbel nell’Ottocento e Maria Montessori all’inizio del Novecento furono tra i primi a mettere in luce la forte valenza conoscitiva del gioco: attraverso il gioco, infatti, il bambino impara e interagisce con il mondo esterno. Da allora la fabbricazione dei giocattoli è sottoposta a un attento esame da parte di esperti dell’infanzia.

Il gioco è inoltre un elemento essenziale per lo sviluppo della vita sociale del bambino, per cui molti giocattoli usati negli asili e nelle scuole vengono progettati proprio per facilitare lo scambio e il confronto tra i piccoli. Infine, le tradizionali differenze tra giochi destinati ai maschietti e giochi per le bambine riflettono e trasmettono ai bambini impostazioni culturali molto radicate nella società in cui vivono.

7. I giocattoli moderni

I giocattoli moderni possono essere suddivisi in due categorie: quelli realizzati artigianalmente e quelli prodotti industrialmente su larga scala. Se nei paesi industrializzati i giocattoli fatti in casa (pupazzi di maglia o in feltro, macchinine o costruzioni di legno o altri materiali) costituiscono un’esigua minoranza rispetto ai prodotti di fabbrica, nelle zone povere del mondo sono ancora i più diffusi.

Negli ultimi anni si è assistito tuttavia, nei paesi occidentali, a una rinascita d’interesse per la produzione artigianale, sia indigena sia esotica, nella quale si riconoscono spesso splendidi esempi di arte popolare. La speranza è che, accanto ai videogiochi, che già da qualche anno si stanno diffondendo rapidamente, non scompaiano le manifestazioni più genuine della fantasia e dell’abilità manuale di piccoli e adulti di tutto il mondo.