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Ecografia
1. Introduzione

Ecografia Tecnica diagnostica che impiega gli ultrasuoni per ottenere immagini in movimento o fotografiche di organi e tessuti interni.

2. Tecnica dell’ecografia

Per l’esecuzione di una ecografia, viene utilizzato un trasduttore capace di emettere onde sonore a frequenza elevata (ultrasuoni); gli ultrasuoni vengono prodotti da un cristallo in oscillazione rapida e, poiché hanno una frequenza di 18-20 kHz, non risultano udibili dall'orecchio umano. Il cristallo vibra circa 500 volte al secondo, ogni volta per un milionesimo di secondo. Il trasduttore viene poggiato o fatto scorrere lentamente sulla superficie cutanea del paziente, preventivamente spalmata di un apposito gel, in corrispondenza dell’organo interno che si intende esaminare. La sostanza gelatinosa facilita la trasmissione verso l’interno del corpo delle onde sonore emesse dal trasduttore. Le superfici dei tessuti e degli organi interni riflettono le onde sonore, generando un’eco che viene “tradotta” da un computer e permette l’elaborazione di un’immagine visibile su uno schermo che descrive i fenomeni interni; nel caso si osservi un feto in una donna in gravidanza, ad esempio, l’ecografia permette di seguirne eventuali movimenti. L’immagine del monitor può anche essere fermata in modo da ricavarne una stampa fotografica.

1. Ecodoppler ed ecotomografia

L’ecografia Doppler (ecodoppler) è una variante dell’ecografia, in cui il variare delle frequenze delle onde sonore riflesse da parti in movimento, per effetto Doppler, permette di ricavare ad esempio immagini del flusso sanguigno all’interno di vasi di grosso calibro.

Nell’ecotomografia gli ultrasuoni vengono impiegati per valutarne non le modalità di riflessione (come nell’ecografia propriamente detta), ma quelle di assorbimento e trasmissibilità attraverso i tessuti dell’organismo; dai dati che ne derivano si ottengono sezioni sottili dei diversi organi.

3. Applicazione dell’ecografia

Alcune delle principali applicazioni dell’ecografia consistono, in ostetricia, nell’esame del feto all’interno dell’utero durante la gravidanza; in ginecologia, nell’indagine di eventuali cisti delle ovaie o altre formazioni patologiche; in oculistica, nell’esame anatomico dei bulbi oculari; in medicina interna, soprattutto nell’esame del fegato, della cistifellea e dei reni; in cardiologia e medicina vascolare, nella valutazione della funzionalità valvolare, della struttura delle cavità atriali e ventricolari e dei vasi sanguigni; in neurologia, nell’esame dei ventricoli cerebrali e nella ricerca di eventuali ammassi patologici. L'ecografia, inoltre,può essere utilizzata per guidare interventi come l'amniocentesi o l'inserimento di un ago da biopsia.

1. L’esame ecografico in gravidanza

Nel corso della gravidanza, l’ecografia rappresenta uno strumento diagnostico che permette di ottenere dati molto rilevanti sul feto. I controlli ecografici raccomandati in Italia sono tre, da effettuarsi al terzo, al quinto mese e al settimo mese.

La prima ecografia viene eseguita tra l’8a e la 12a settimana di gravidanza, generalmente con una sonda introdotta direttamente nella vagina (sonda transvaginale): permette di verificare dati come l’avvenuto annidamento dell’embrione, la presenza di una gravidanza gemellare, la regolarità del battito cardiaco embrionale, la lunghezza vertice-sacro (LVS, attraverso la quale si calcola esattamente l’età dell’embrione). La seconda ecografia (detta morfologica) si effettua con una normale sonda esterna, tra la 20a e la 22a settimana; essa permette di rilevare parametri come la circonferenza cranica del feto (CC), la circonferenza addominale (CA), la lunghezza dell’omero (HL) e del femore (FL); viene riscontrata anche la quantità di liquido amniotico in cui il feto è immerso; si rileva la presenza e la corretta localizzazione di organi vitali come i reni e il cervelletto; è possibile conoscere anche il sesso del nascituro. Infine, la terza ecografia, eseguita tra la 30a e la 34a settimana mediante sonda esterna, dà informazioni riguardanti gli stessi parametri controllati nel corso della seconda ecografia, in modo da rendere possibili confronti e il controllo dell’andamento dello sviluppo fetale; permette di verificare anche i movimenti del nascituro e se esso si trovi nella posizione corretta per la nascita (con la testa rivolta verso la pelvi).

Il numero delle ecografie di routine viene comunque stabilito da ciascuna struttura ospedaliera. Poiché l’esame ecografico non comporta particolari rischi per la madre o per il feto, in casi particolari può essere ripetuto anche un numero di volte superiore a quello previsto. Mediante ecografia possono anche essere messe in luce eventuali anomalie del feto come l’anencefalia (mancanza dell’encefalo), incompatibile con la vita, la spina bifida o cardiopatie congenite; ciò consente, ove sia possibile, di predisporre adeguate misure terapeutiche.