| Classicismo (letteratura) | Articolo | ||||
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| 2. | La riscoperta della civiltà classica |
Il classicismo, come teoria letteraria, nacque in età umanistica, quando vennero formulati i concetti (ad esempio il principio di imitazione) e individuati i canoni del bello ideale nell’armonia compositiva e nella perfezione formale espresse dalla civiltà greco-romana. Tali principi avrebbero poi trovato applicazione soprattutto nell’arte italiana del Rinascimento. Va precisato che per età classica si intende, in senso stretto, il V e il IV secolo a.C. nel mondo greco e il I secolo a.C. e il I d.C. nel mondo romano.
| 1. | Il ruolo della filologia |
La filologia umanistica, attraverso il recupero e una più corretta acquisizione delle opere letterarie greche e latine e, ancora, grazie all’entusiasmo che accompagnò tale acquisizione, avviò una rigenerazione culturale, che elevava quei testi a modello di stile (e per certi aspetti anche di vita). Nel Quattrocento l’adesione ai modelli antichi mostrò elasticità e si accompagnò a capacità di sperimentazione non solo nel sostituire il latino classico al mediolatino (il latino medievale), ma anche nell’applicare i modelli antichi al volgare.
In questa operazione fondamentale fu l’opera del Poliziano, che offrì con le Stanze per la giostra (1475-1478) un nuovo modello linguistico volgare. Nel Cinquecento il trionfo del modello di Pietro Bembo nella dibattuta questione della lingua portò – in parallelo ai modelli linguistici latini di Cicerone per la prosa e di Virgilio per la poesia – alla canonizzazione di Boccaccio per la prosa e di Petrarca per la poesia in volgare, introducendo una sorta di “sudditanza stilistica”.