| Trova nell'articolo | Cometa di Halley | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Cometa di Halley Cometa visibile a occhio nudo, forse la più spettacolare di tutte, che deve il suo nome all’astronomo britannico Edmund Halley. Ha periodo di 76 anni circa e di essa sono noti storicamente almeno trenta passaggi differenti, a partire dal 239 a.C. fino al 1986 (queste date si riferiscono al transito del corpo celeste al perielio, il punto dell'orbita più vicino al Sole). Benché l'ultimo passaggio non sia stato molto appariscente, a causa della sfavorevole posizione dell'astro rispetto alla Terra e al Sole, la cometa di Halley rimane una delle più grandi e attive conosciute.
L’apparizione che creò più scalpore fu probabilmente quella dell'837, quando la cometa emerse improvvisamente nella direzione del Sole e si avvicinò alla Terra fino a una distanza minima inferiore ai 6 milioni di km. Un altro passaggio interessante fu quello del 1066, che venne associato alla sconfitta nella battaglia di Hastings del re inglese Aroldo II e alla vittoria dell'invasore normanno Guglielmo; il passaggio della cometa di quell'anno è raffigurato nell'arazzo di Bayeux.
| 2. | Gli studi di Edmund Halley |
La cometa prende nome dall'astronomo britannico Edmund Halley, il quale, sulla base della teoria della gravitazione sviluppata da Isaac Newton e dei dati registrati in antiche osservazioni, suggerì che l'astro brillante apparso nel 1682 percorresse un'orbita che l'avrebbe riportato verso l'interno del sistema solare a intervalli di tempo regolari. Prima dello studio di Halley, erano state formulate tre ipotesi principali riguardo al cammino delle comete: linee rette, parabole oppure ellissi molto eccentriche. La questione era stata risolta assumendo che la maggior parte delle comete percorresse orbite paraboliche; nel caso della Halley, per la prima volta fu evidente che solo un'orbita ellittica poteva interpretare correttamente le osservazioni riportate nel 1682.
Questa ipotesi era inoltre avvalorata dai dati raccolti nelle apparizioni del 1456, 1531 e 1607, che Halley interpretò come passaggi successivi dello stesso astro. Applicando la legge di gravitazione di Newton e tenendo conto degli effetti del campo gravitazionale di Giove e Saturno, l'astronomo fu inoltre in grado di prevedere con successo il passaggio del 1758.
| 3. | La struttura |
Il nucleo centrale della cometa, composto da ghiaccio e polveri e spesso definito “una palla di neve sporca”, è sede dell'intensa attività cometaria che, nel corso dei passaggi successivi al perielio, determina l'emissione di grandi quantità di materiale nel sistema solare.
I gas congelati, che evaporano per effetto del calore proveniente dal Sole, fluiscono innanzitutto verso la testa della cometa, dove formano la cosiddetta chioma: una sorta di vasta atmosfera in espansione che circonda il nucleo stesso. Quindi si allontanano dalla cometa formando due tipi di coda: una diritta e molto complessa, composta prevalentemente dai gas ionizzati per effetto dell'interazione con il flusso di particelle che costituisce il vento solare (vedi Sole: composizione e struttura) e una curva e più diffusa, anch'essa composta di gas, prodotta dalla pressione di radiazione del Sole sulle particelle emesse dal nucleo.
Le attuali conoscenze sulla struttura della cometa di Halley sono il frutto di un meticoloso studio condotto sulle immagini e sui dati raccolti dalle cinque sonde automatiche che hanno seguito l'apparizione del 1986. Le due sonde lanciate dal Giappone hanno intercettato l'orbita della cometa portandosi rispettivamente alla distanza minima di 200.000 km e 7.000.000 km dall'astro, mentre le due sonde sovietiche Vega I e Vega II rimasero danneggiate dall'impatto con la fine polvere meteoritica, a circa 8.000 km dal nucleo.
Di grande rilevanza fu poi la missione della sonda Giotto, lanciata dall'ESA (European Space Agency) il 2 luglio 1985, che incontrò la cometa alla velocità relativa di circa 70 km/s alle 00.03:02 GMT (ora di Greenwich) del mattino del 14 marzo 1986. Avvicinatasi all'astro fino a una distanza minima di 596 km, la sonda fornì straordinarie immagini del nucleo, mostrando che si tratta di un oggetto scuro e craterizzato, di forma allungata e con dimensioni massime di 16×8×8 km, caratterizzato dalla presenza di getti attivi che si propagano da varie regioni localizzate sul lato volto al Sole.