Filosofia islamica
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Filosofia islamica
3. Le origini

Al-Kindi viene ricordato come il primo filosofo arabo. Vissuto a Baghdad, fu autore presumibilmente di più di 270 opere, delle quali tuttavia la maggior parte è andata perduta. Il suo pensiero, influenzato da Aristotele e dal neoplatonismo, ruota intorno alla questione del rapporto tra rivelazione e razionalità. Per superare il conflitto, egli concepisce Dio come unica fonte di verità, affermando il primato dell’insegnamento del Corano, ossia del sapere sacro, sulla filosofia e sul sapere umano.

L’iraniano Al-Razi, medico che visse a Baghdad a cavallo tra il IX e il X secolo, fu autore di circa 150 opere ed è conosciuto come il più coerente razionalista tra i filosofi islamici. Sostenne che Dio aveva donato all’uomo la ragione e intraprese una critica sistematica della Bibbia e del Corano. Nella sua opera Dubbi su Proclo criticò la concezione neoplatonica dell’eternità del mondo e sostenne un atomismo basato su cinque principi originari (Dio, materia, anima, spazio, tempo).

Al-Farabi, proveniente dal Turkestan, affermava che tutto l’esistente era diviso in necessario e possibile, laddove il necessario (Dio) era all’origine di tutto il rimanente e non occorreva nulla che lo originasse, né una dimostrazione della sua esistenza. Il pensiero di Al-Farabi è rigorosamente idealistico: dal momento che Dio, essendo la causa originaria, è uno spirito che riflette se stesso, sarà concepito come un modello che plasma ogni realtà. L’esistente viene rappresentato con uno schema articolato in diversi livelli (Dio, otto sfere spirituali, la ragione umana, l’anima, la forma e la materia), che corrispondono ai gradi della conoscenza umana.

Il medico Abu Ali al-Husayn Ibn Sina (noto in Occidente col nome di Avicenna) si considerava discepolo di Al-Farabi ed è ricordato come il più influente filosofo arabo. Diede ordine sistematico alle dottrine filosofiche dei suoi predecessori e suddivise la scienza nei vari campi del sapere, ispirandosi al modello aristotelico.