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Paganesimo
1. Introduzione

Paganesimo Espressioni religiose dell’antichità estranee sia al cristianesimo sia all’ebraismo, in quanto fondate sulla concezione del politeismo che ebrei e cristiani considerarono assolutamente inconciliabile con l’adorazione e il culto dell’unico Dio.

Secondo alcuni studiosi il termine latino pagani, comunemente utilizzato in riferimento ai cittadini “borghesi” (ovvero non soldati), sarebbe stato adottato nel II secolo dai cristiani per indicare chi non condivideva la loro esperienza di “soldati di Cristo”.

Una spiegazione più convenzionale colloca invece nel IV secolo, con il cristianesimo ormai religione predominante nell’impero romano, l’attribuzione di una connotazione religiosa al termine “pagani”, nel suo secondo significato di “abitanti dei pagi”, i villaggi rurali nei quali il politeismo tradizionale resistette effettivamente all’opera di cristianizzazione, portata a compimento con minore difficoltà nei centri urbani.

2. Ebraismo e paganesimo

Quale che sia l’origine del termine, il concetto a cui esso rimanda appare già nei testi biblici, nella distinzione tra ebrei, unici depositari del credo monoteistico, e altri popoli, condannati perché dediti all’idolatria: “popoli”, in ebraico goyim e in greco ethné, è dunque sinonimo di “pagani”. La lingua italiana utilizza invece il termine “gentili”, che deriva dal latino gentiles, utilizzato nella versione dei testi biblici per indicare le gentes, i popoli lontani dalla fede nell’unico Dio.

L’Antico Testamento contiene attacchi violentissimi contro l’idolatria: “le divinità dei popoli sono opera dell’uomo” – recita il salmo 115 – “hanno bocca e non parlano, hanno piedi e non camminano”. Un passo del libro di Isaia (44:9-20) sbeffeggia il lavoro di un fabbro e di un falegname intenti a forgiare quegli idoli che la legge ebraica proibiva rigorosamente insieme a ogni altra forma di culto degli dei stranieri. Si legge nel libro del Deuteronomio (cap. 13) che il Signore invita a mettere a morte chiunque pratichi o diffonda culti stranieri.

L’infedeltà al proprio Dio è tuttavia una tentazione costante per il popolo d’Israele, sedotto nel deserto dall’immagine di un vitello d’oro attraverso la quale identificare Jahvé, adorato fra danze sfrenate proprio mentre Mosè si trova sul monte per ricevere le Tavole della legge (Esodo: 32), così come dai culti fondati sull’esaltazione della natura, concepita dai popoli vicini quale potenza generatrice o distruttrice.

Intorno alle figure divine che, come il Baal dei cananei, costituiscono la personificazione delle potenze naturali si svilupparono riti vigorosamente condannati dai profeti a motivo della probabile presenza in essi di elementi orgiastici, di pratiche magiche, o persino di sacrifici umani (2 Re 17:17). Se il primo libro dei Re (18:17-40) presenta Elia che condanna a morte 450 sacerdoti di Baal, dopo avere dimostrato attraverso una solenne disfida sul monte Carmelo la vacuità del loro dio, innumerevoli passi delle Scritture insistono sull’immoralità dei riti stranieri. Con toni particolarmente foschi, ad esempio, il libro della Sapienza (14:22-27) tratteggia, dopo una dura requisitoria contro l’idolatria, l’immagine sinistra di iniziazioni infanticide e banchetti orgiastici come riti principali di una religione praticata da individui iniqui e spergiuri.

3. Cristianesimo e mondo pagano

San Paolo, l’ebreo convertito alla fede in Cristo e divenuto “apostolo delle genti”, indirizzò deliberatamente ai pagani la sua opera di evangelizzazione, nonostante il quadro sconcertante da lui dipinto nella lettera ai Romani (1:16-32). In essa i non ebrei vengono ritratti in prospettiva teologica come coloro che, rifiutando l’opportunità di una vera conoscenza di Dio, sono condannati al degrado morale. Essi potranno tuttavia salvarsi convertendosi alla fede in Cristo e raccogliendo così l’eredità di Israele, che rimane comunque il popolo a cui Dio è legato in virtù delle promesse fatte ad Abramo (Romani, capitoli 9-11) .

Se, dunque, tutti i pagani sono invitati alla conversione, difficilmente il cristiano potrà adattarsi ai costumi religiosi e sociali della comunità pagana. La negazione degli dei dell’Olimpo attirò contro i cristiani l’accusa di ateismo, oltre a quella, connessa forse con la pratica dell’Eucaristia, di offrire a dio sacrifici umani.

Il loro rifiuto del culto dell’imperatore, divenuto prassi ufficiale nel II secolo sotto forma di adorazione dell’effigie del sovrano vivente e di divinizzazione degli imperatori defunti, li espose sovente all’accusa di sacrilegio e di lesa maestà, fondamento giuridico per le persecuzioni. Queste colpirono le comunità cristiane fino al decreto di tolleranza di Costantino (313 d.C.), seguito dal trionfo del cristianesimo, divenuto addirittura, con l’editto di Teodosio del 380 d.C., religione di stato dell’impero romano.

La tradizione del paganesimo, tuttavia, non scomparve: essa sarebbe stata talora supportata dal potere imperiale, ad esempio con l’imperatore Giuliano, ma venne combattuta da grandi personalità come sant’Ambrogio, pronto a ricordare a Valentiniano il dovere di opporsi, come imperatore cristiano, alle rivendicazioni di quei senatori che vagheggiavano la restaurazione dell’altare della dea Vittoria.

Quando poi, con il V secolo, si profilò la minaccia dei popoli germanici, capaci di travolgere con le loro schiere bellicose le frontiere dell’impero romano, sant’Agostino si impegnò a confutare, con la più celebre delle sue opere, il De civitate Dei, le accuse di quanti attribuivano quella catastrofe alla vendetta delle antiche divinità pagane.

I popoli invasori, portatori di un’ulteriore forma di paganesimo, sostituirono ben presto il loro credo con il cristianesimo, predicato loro da san Bonifacio, noto come “apostolo di Germania”.

Se il paganesimo propriamente detto tramontò con il procedere dell’opera di cristianizzazione dei popoli d’Europa nei secoli dell’Alto Medioevo, la sopravvivenza di alcuni suoi motivi tipici si può sicuramente rintracciare nell’ambito del folclore. Più problematico appare l’utilizzo del termine in riferimento ai sistemi religiosi tradizionali dei popoli dell’Africa, dell’America latina e dell’Oceania.

Sebbene non manchino nel mondo occidentale associazioni che, pur con un esiguo numero di aderenti, dichiarano espressamente di volere resuscitare la fede del paganesimo antico, il termine “neopaganesimo”, emerso negli ultimi decenni – e non solo in ambito cristiano – si riferisce più genericamente agli atteggiamenti tipici di una società secolarizzata, caratterizzata dall’abbandono dei valori etici tradizionali.