Martirio
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Martirio
3. Il martirio nell’ebraismo

Le sofferenze patite dal popolo ebraico, vittima nel Novecento della Shoah, ma che in passato aveva già subito i massacri degli eserciti crociati in Renania, le torture dell’Inquisizione nella penisola iberica e numerosi pogrom, soprattutto in Europa orientale, hanno creato, in un certo senso, milioni di martiri. Per l’ebraismo, come per il cristianesimo e l’Islam, il pensiero teologico esprime severi criteri di valutazione del martirio. I rabbini del Talmud affermavano che il martirio era legittimo solo nei seguenti, rarissimi casi: per evitare l’incesto, l’adulterio, l’idolatria e l’omicidio. Altrimenti, era consentito a un ebreo, se ingiustamente costretto, di evitare la pratica pubblica dei precetti della Torah, secondo l’insegnamento di Maimonide contenuto nell’Iggeret ha-shemad (Lettera sull’apostasia, 1162-63).