| Homo erectus | Articolo | ||||
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| 3. | Rapporti evolutivi con le altre specie |
Gli studi su Homo erectus iniziarono nel XIX secolo, stimolati dalla teoria del naturalista britannico Charles Darwin sull’evoluzione: si cercava il presunto “anello mancante” tra le scimmie antropomorfe e l’uomo moderno. Nel 1891 il paleontologo olandese Eugène Dubois trovò a Giava un frammento di calotta cranica e il femore sinistro di un ominide (il cosiddetto “uomo di Giava”) che poteva rappresentare la forma evolutiva cercata; Dubois denominò tale ominide Pithecanthropus erectus.
Attorno al 1920 furono trovati in Cina altri fossili attribuibili alla stessa specie, e nel 1984 fu rinvenuto in Kenya uno scheletro quasi completo, familiarmente chiamato “ragazzo di Turkana”. Tutti questi resti furono successivamente riconosciuti esemplari della specie Homo erectus, e questa fu ritenuta la diretta antenata di Homo sapiens.
Oggi i rapporti evolutivi tra Homo erectus e le altre specie di Homo sono considerati controversi, in particolare quelli con Homo ergaster: alcuni paleontologi, infatti, considerano le due forme due varietà diverse della stessa specie; altri ritengono che entrambi si siano evoluti in Africa a partire da un antenato comune, e che Homo erectus si sia poi diffuso in Asia, prima specie a uscire dal continente africano.
Quanto ai rapporti tra Homo erectus e Homo sapiens, a lungo i paleontologi hanno ritenuto che quest’ultimo si fosse evoluto in varie zone della Terra a partire da popolazioni di Homo erectus. Tale ipotesi, tuttavia, è stata oggi da molti abbandonata. Attualmente si ritiene infatti che Homo sapiens sia comparso anch’esso in Africa e che discenda da Homo ergaster; solo in seguito si sarebbe diffuso negli altri continenti.