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Polder Termine di origine fiammingo-olandese che significa “terra prosciugata”, usato già nel XII secolo nelle Fiandre. Indica generalmente un’area costiera situata a un livello più basso di quello del mare, dal quale viene protetta mediante dighe che permettono la bonifica dei terreni paludosi e la loro trasformazione in zone fertili e coltivabili.
Gli olandesi sono tradizionalmente i maestri dell’arte di bonificare le terre litoranee: le loro tecniche sono state adottate in tutto il mondo. In seguito alla costruzione di dighe si forma un bacino artificiale (normalmente posto ad altitudine pari o addirittura al di sotto del livello del mare), che viene in seguito prosciugato per mezzo di pompe; viene quindi creata una rete di canali per lo scarico delle acque piovane, in modo da evitare eventuali occlusioni e allagamenti. I canali disegnano un paesaggio geometrico, interrotto a tratti dai mulini a vento, che anticamente servivano a far funzionare i macchinari che dragavano i campi per la bonifica e facevano rifluire l’acqua nei canali; questi macchinari furono in seguito azionati da motori a vapore e successivamente da motori elettrici e diesel.
In senso lato, polder indica tutti i terreni paludosi che sono stati bonificati a fini agricoli o industriali. Oltre ai polder che si trovano nei Paesi Bassi, che sono i più conosciuti (come l’IJsselmeer), si ricordano quelli realizzati in Francia (lungo i litorali della Vandea, di Saintonge e delle Fiandre), in Italia (in Toscana, in Lazio e in Veneto), in Spagna (in Andalusia), in Portogallo, in Giappone e in Egitto.