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Depero, Fortunato

Depero, Fortunato (Fondo, Trento 1892 – Rovereto, Trento 1960), pittore, scenografo, costumista, grafico pubblicitario, decoratore e letterato italiano, protagonista della stagione del secondo futurismo. Originario della Val di Non, esordì a Rovereto con opere pittoriche e scultorie di ascendenza espressionista.

Nel 1913 a Firenze si avvicinò al futurismo, attraverso l’ambiente della rivista “Lacerba”, e nel dicembre dello stesso anno si trasferì a Roma, dove strinse solidi rapporti artistici con Umberto Boccioni, Francesco Cangiullo, Filippo Tommaso Marinetti, Giuseppe Sprovieri, Giacomo Balla. Con quest’ultimo sottoscrisse nel 1915 il Manifesto per la ricostruzione futurista dell’universo, nel quale si tentava una definizione del concetto di “complesso plastico”, forma d’arte “totale” che investisse contemporaneamente molteplici aspetti della realtà sensibile e quotidiana, incentrata sul criterio dell’analogia meccanica (ne vuole essere un esempio Complesso plastico motorumorista a luminosità colorate e spruzzatori, 1915, collezione privata, Trento).

In questo periodo si occupò prevalentemente di ricerca teatrale, ideando costumi, scenografie, i cui bozzetti furono più volte presentati al pubblico in esposizioni e mostre internazionali. Fondamentale furono gli incontri con il coreografo e impresario teatrale dei Ballets Russes, Sergej Diaghilev (per il quale progettò, tra l’altro, le scenografie di Le Chant du rossignol di Stravinskij, poi non utilizzate, e le scene e i costumi per Le Jardin féerique), lo scenografo e costumista Léon Bakst e il pittore francese di origine russa Michail Larionov, teorico del raggismo (stile di pittura che prende le mosse dallo studio degli effetti ottici e luminosi). Insieme a Enrico Prampolini Depero mise a punto il progetto di una “scena mobile”, nella quale fossero portatori del valore espressivo gli stessi elementi della scenografia (luci, colori, musica, forme), tuttalpiù con l’intervento di entità meccaniche, marionette, personificazioni di concetti astratti.

Tra il 1916 e il 1918 elaborò il suo Teatro Plastico, in collaborazione con il poeta svizzero Gilbert Clavel: i Balletti plastici, articolati in cinque episodi, con marionette al posto di attori e musiche di Alfredo Casella, Gian Francesco Malipiero, Lord Berners, forse Béla Bartók, furono rappresentati nel 1918 al Teatro dei Piccoli, nella Sala Verdi di Palazzo Odescalchi a Roma. Nella produzione teatrale successiva meritano menzione il balletto Anihccam del 3000 (il titolo riproduce la parola “macchina” al contrario), rappresentato a Milano nel 1924, e la collaborazione a New York con Léonide Massine per gli American Sketches.

Parallelamente, Depero si dedicava all’arredamento (firmando tra l’altro gli interni del Cabaret del Diavolo a Roma, 1920-21), alla tessitura (notevoli gli arazzi) e alla moda (suoi furono i famosi gilet multicolore, realizzati nel 1922 e indossati poi da vari suoi amici artisti), alla poesia (con il ricorso alla “onomalingua”, basata su analogie verbali, e la composizione delle poesie “rumoriste”), all’architettura (nel 1923-1924 progettò il padiglione della Venezia tridentina alla Fiera campionaria di Milano), alle tendenze più nuove della pittura (sottoscrivendo nel 1929 il Manifesto dell’aeropittura futurista), alla pianificazione urbana (a New York, dal 1928 al 1930, oltre a creare importanti scenografie teatrali, studiò l’estetica urbana industriale), alla legatoria libraria e alla sperimentazione tipografica (celebre il suo “libro imbullonato”, Depero-Dinamo Azari, del 1927), alla creazione di giocattoli e alla pubblicità (soprattutto per Campari), elaborando uno stile grafico inconfondibile, fondato su schemi geometrici netti e spigolosi (che richiamano i manichini metafisici e insieme le scomposizioni cubiste del primo futurismo) e sull’uso di colori forti e contrastanti (nel 1932 pubblicò un importante Manifesto dell’arte pubblicitaria futurista).

Nel 1930 fondò e diresse la rivista “Dinamo Futurista”; negli anni a seguire, segnati da varie vicissitudini politiche derivate dalla sua adesione al regime fascista, pubblicò una sua autobiografia (1940), curò varie mostre in Europa (in Italia partecipò varie volte alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano e alle più importanti manifestazioni artistiche nazionali) e a New York; si dedicò a promuovere un materiale riciclato da lui stesso inventato, il buxus; diede l’avvio alla realizzazione a Rovereto del suo museo futurista, inaugurato nel 1959.

Gran parte della sua produzione artistica, così ampia e diversificata, nacque nel laboratorio da lui stesso allestito insieme alla moglie Rosetta a Rovereto nel 1919 (chiamato Casa d’Arte Depero), oggi in fase di ristrutturazione. Un fondo cospicuo di sue opere (più di 3000), lasciate da Depero alla sua città d’adozione (tra cui i dipinti I miei balli platistici, 1918; Rotazione di ballerina e pappagalli, 1917-18; Movimento d’uccello, 1916, Automobile verde di lusso, 1928), si trova attualmente negli archivi del Centro internazionale di studi sul futurismo (Cisf), all’interno della sede di Rovereto del Museo d’arte contemporanea MART.