Dialetti italiani
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Dialetti italiani
2. Evoluzione e differenziazione

La varietà dialettale italiana, in particolare, è la più alta all’interno delle lingue romanze: ogni minima comunità, frazione di comune o, addirittura, gruppo di case presenta una propria parlata, che differisce da quelle vicine anche per poche caratteristiche. Le ragioni di questa enorme differenziazione sono storiche e sociali. Una prima ragione sta nel fatto che con l’impero romano si impose l’uso del latino, questo si mescolò alle lingue allora parlate – ad esempio le lingue italiche – e prese caratteri diversi a seconda dei luoghi e delle lingue con cui veniva a contatto. Il latino parlato, dunque, non era unitario in partenza: solo l’azione della scuola e dell’amministrazione dell’impero fece sì che, accanto ai dialetti latini effettivamente parlati, esistesse una lingua comune per la comunicazione fuori della propria area e per gli usi letterari e burocratici.

Il crollo dell’impero e le invasioni barbariche spezzarono questa unità; inoltre furono introdotte nuove lingue (gotico, longobardo, greco, arabo) che si mescolarono con quelle esistenti, in modi e proporzioni diverse secondo i luoghi. Il latino sopravvisse, ma come lingua lontana dalla vita quotidiana, usata solo negli ambienti colti e parlata da pochi eletti: ogni varietà locale, liberata dal peso della tradizione, ebbe un’evoluzione autonoma e assai rapida, portando a una capillare differenziazione.

Anche dopo l’emergere del fiorentino come varietà prestigiosa e dotata di potere unificante – anche se soltanto sul piano letterario – il persistere della mancanza di un’unità nazionale favorì la frammentazione locale delle parlate, almeno per l’uso quotidiano. Secoli dopo, ad esempio, Alessandro Manzoni non usava comunicare in italiano: a casa e in città parlava il milanese; fuori Milano, il francese; e così era per la gran parte della popolazione milanese alfabetizzata. Solo l’unità d’Italia (1861), con la scuola e i giornali, e soprattutto il XX secolo con la radio e la televisione portarono elementi effettivi di unificazione linguistica.

Le differenziazioni più evidenti tra i dialetti italiani sono di tipo fonetico; non mancano tuttavia differenze anche sul piano morfologico. Un fenomeno diffuso in molti dialetti sia al Nord sia al Sud, ad esempio, è la metafonesi, ossia l’alterazione fonetica della vocale accentata, che può assumere valore grammaticale, per differenziare il singolare dal plurale o il femminile dal maschile. Ad esempio, nel dialetto della val d’Ossola (lombardo alpino) “gatto” si dice gat e “gatti” gét. Analogamente, il napoletano ha nerĕ per “nera” e nirĕ per “nero”. Così, anche dopo la caduta delle vocali finali latine, tipica di molti dialetti, la distinzione fra i generi e fra i numeri poté essere mantenuta.