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| 3. | La teoria dell'albero genealogico |
Sull'origine delle lingue circolavano nel Medioevo e nell'età moderna ipotesi fantasiose; generalmente si riteneva che il latino e il greco (la comparazione si limitava alle lingue classiche) fossero derivati dall'ebraico, per il suo carattere di lingua sacra della Bibbia (e, si riteneva, del paradiso terrestre). All'inizio degli studi glottologici, quando ancora l'idea di 'lingua madre' era molto forte, si pensò, pur nella nuova consapevolezza scientifica, che fosse il sanscrito il progenitore delle lingue europee, soprattutto per il suo carattere di lingua complessa e arcaica, molto codificata e provvista di suoni e costrutti poi perduti nelle altre lingue.
Alla metà del XIX secolo il tedesco August Schleicher (1821-1868) mutuò dalla botanica una classificazione delle lingue con molti punti di contatto con le scienze naturali e in particolare con le recenti teorie evolutive darwiniane. Le lingue, all'interno di ogni famiglia linguistica, si organizzerebbero in una sorta di 'albero genealogico', con progenitori e discendenti. Alla base dell'albero Schleicher non poneva più il sanscrito, bensì una lingua ipotetica, ricostruita, denominata 'protoindoeuropeo', da cui per filiazioni successive avrebbero avuto origine le lingue attuali. Una prima divisione avrebbe dato luogo ad altre protolingue più ristrette; le lingue indoarie (tra cui trovava posto il sanscrito), le lingue celtiche, germaniche, slave e così via. Ognuna di queste suddivisioni sarebbe a sua volta una protolingua ricostruita, da cui sorsero le lingue effettive.
I linguisti derivavano il meccanismo della ricostruzione dall'esempio delle lingue romanze: come è dimostrabile che italiano, francese, spagnolo, rumeno e così via provengono dal latino, così si postulò che lingue quali il tedesco, l'inglese, il danese, l'islandese, il gotico ecc. avessero un progenitore nel protogermanico, che tuttavia, a differenza del latino, non è giunto fino a noi.
Per la comparazione i glottologi ritennero necessario considerare le fasi più antiche attestate delle lingue, più vicine alla lingua madre. Ad esempio, considerando la parola 'rosso' in inglese red, in tedesco Rot, in olandese rood, in islandese raudhur, in svedese röd, in gotico rauths e così via, attraverso l'applicazione delle leggi fonetiche è possibile ricostruire ipoteticamente l'esistenza di un vocabolo protogermanico, r(a)udh, che risulta essere assai prossimo all'islandese e al gotico a causa della maggiore antichità di queste lingue; questo a sua volta può essere comparato con il latino rubru(m), da cui derivano ad esempio l'italiano rosso, il francese rouge, lo spagnolo rojo, con il greco antico erythrós, con il sanscrito rudhiras, con l'antico irlandese, ruad, come esempio della famiglia di lingue celtiche, con l'antico bulgaro rudu, per le lingue slave, con il lituano raudas, per le baltiche e così via. Questo porta a postulare una forma protoindoeuropea ruthra-.
Il metodo ricostruttivo ebbe grande fortuna anche al di fuori della famiglia indoeuropea, e fu posto alla base della grammatica storica, di qualunque lingua ci si occupasse.