Letteratura cavalleresca
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Letteratura cavalleresca
3. La letteratura cavalleresca in Italia

In Italia, la materia cavalleresca diede vita a una linea 'bassa' e a una 'alta'. Da un lato si sviluppò la letteratura franco-veneta, che riprendeva soprattutto il ciclo carolingio assieme ai cantari, componimenti in volgare recitati da cantastorie. Dall’altro, e con ben maggiore consapevolezza letteraria, si sviluppò la linea che ha il suo capolavoro nell’Orlando furioso (1532) di Ludovico Ariosto.

1. Pulci

Con Luigi Pulci, autore del poema in ottave Morgante (1478), la materia cavalleresca carolingia diviene un pretesto parodico. Le invenzioni comiche del poema (Morgante è un gigante, la preoccupazione maggiore degli eroi è quella di cibarsi smodatamente) sono affidate a uno stile misto e a una scrittura popolareggiante.

2. Boiardo

Anche l’Orlando innamorato (1495, pubblicato postumo) di Matteo Maria Boiardo adotta una lingua composita, un emiliano illustre che include espressioni popolari. Il contenuto del poema, però, questa volta è serio: aggrovigliate avventure tradiscono un’evidente nostalgia per un mondo ormai tramontato, interpretato da energici eroi guerrieri.

3. Ariosto

Ariosto riprese l’argomento del suo poema là dove Boiardo, che aveva lasciato incompiuto il suo lavoro, si era interrotto. Alcuni elementi dell’Orlando furioso sono già presenti nell’Orlando innamorato, come la dimensione magica e fiabesca, la centralità del tema dell’amore, il gusto per avventure intricate. Ariosto vi aggiunse l’equilibrio tra drammaticità delle vicende narrate e leggerezza ritmata di inseguimenti, fughe e duelli, mescolando garbata ironia e sottile malinconia, distacco e insieme partecipazione ai destini degli eroi, gioco ed evidente allusione alla situazione contemporanea: tutti aspetti che rendono l’Orlando furioso l’esempio più riuscito del genere.