Dewey, John
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Dewey, John
3. Lo strumentalismo

Dewey muove dall'esigenza di conseguire un punto di vista globale per la comprensione tanto della natura quanto del comportamento umano, intesi nella loro relazione dinamica. Da un lato egli risente dell'influsso del pensiero di Hegel, che lo porta a considerare l'azione dell'uomo non isolatamente, ma nel suo contesto sociale e storico, dall'altro egli teorizza un 'naturalismo organicistico', che si ispira all'evoluzionismo biologico di Darwin. Da quest'ultimo Dewey riprende la concezione di una relazione fra organismo e ambiente, che egli generalizza attraverso il concetto di 'transazione' ed estende al campo conoscitivo. La conoscenza appare in questo modo come una risposta al presentarsi di situazioni problematiche, quali nascono nel contesto del rapporto pratico dell'uomo con il mondo. A questa concezione si collega un concetto nuovo di esperienza, non più limitato ai dati della sensazione della gnoseologia dei filosofi empiristi: l'esperienza comprende ora 'ciò che gli uomini fanno e soffrono, ciò che ricercano, amano, credono e sopportano, e anche il modo in cui gli uomini agiscono e subiscono l'azione esterna, il modo in cui essi operano e soffrono, desiderano e godono, vedono, credono, immaginano'.

Muovendo da questo orizzonte filosofico, Dewey perviene a una concezione della logica come una teoria dell'indagine, intesa in senso strumentale, nel senso che l'indagine mette capo a uno strumento per l'azione. Pur riallacciandosi al pragmatismo di Peirce e di James, Dewey preferisce parlare di 'strumentalismo' per distinguere le proprie concezioni gnoseologiche e logiche. Tipico dello strumentalismo deweyano è il superamento dei classici dualismi della filosofia: fra teoria e azione, fra ambito fisico e psichico, fra mondo naturale e storico, ma anche fra scienza e senso comune.