| Trova nell'articolo | Questione d’Oriente | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Questione d’Oriente Espressione che indica il complesso di problemi politici, strategici e diplomatici connessi al declino dell’impero ottomano. Manifestatasi alla fine del XVII secolo, con la sconfitta dell’esercito turco a Vienna (1683), la cosiddetta “questione d’Oriente” agitò per due secoli il continente europeo e fu tra i fattori che portarono nel 1914 allo scoppio della prima guerra mondiale.
Nella questione d’Oriente agirono problematiche varie: la crisi dello stato ottomano (definito il “grande malato d’Europa”), che il governo di Istanbul, la Sublime Porta, tentò inutilmente di contrastare nel XIX secolo con le riforme delle tanzimat; la comparsa e lo sviluppo dei movimenti nazionalisti nei domini europei dell’impero; gli interessi economici e le ambizioni territoriali nell’area danubiana e balcanica delle grandi potenze europee.
| 2. | Origini della questione |
Le origini della questione d’Oriente risalgono al periodo compreso tra la fine del XVII e la metà del XVIII secolo, quando, sconfitto a più riprese dagli austriaci e dai russi, l’impero ottomano perse l’Ungheria, la Serbia a nord di Belgrado, la Transilvania e la Bucovina. Si arrestò allora la spinta espansionistica turca avviata da Solimano il Magnifico nel XVI secolo e iniziò l’espansione dell’influenza degli stati europei nella regione balcanica. Questi due processi trasformarono i Balcani in un’area di alto interesse strategico per gli equilibri geopolitici. Nel XVIII secolo fu la Russia a essere protagonista dei primi tentativi di penetrazione nella penisola, sfociati nella prima guerra russo-turca (1768-1772), ma contrastati dall’azione diplomatica dell’Austria. Nel corso del Settecento, tuttavia, quasi tutta la penisola balcanica rimase soggetta al dominio turco.
Nell’età napoleonica affiorarono i primi fermenti nazionalistici, che innescarono un generale risveglio nelle molteplici comunità presenti in quell’area, alimentato da forti identità di carattere religioso. Il Montenegro ottenne il diritto all’indipendenza da parte della Turchia nel 1799; in Serbia si susseguirono alcune rivolte, tra il 1804 e il 1816, appoggiate dall’Austria e in Albania fu proclamato il Regno d’Epiro (1820), parzialmente autonomo dall’impero ottomano.
| 3. | La comparsa dei nazionalismi |
L’insurrezione più critica scoppiata nell’età della Restaurazione fu quella greca, che nel 1821 sfociò in una guerra di liberazione dal dominio turco (vedi Guerra d’indipendenza greca). Volontari provenienti da numerosi paesi europei intervennero al fianco dei greci, che poterono contare anche sul decisivo sostegno militare della Gran Bretagna, della Francia e della Russia, interessate ad accelerare il processo di smembramento dei vasti domini dell’impero turco per annettere nuovi territori. Nel 1827 una flotta composta di navi francesi, inglesi e russe inflisse gravi perdite alla flotta turca nel golfo di Navarino.
| 1. | Il trattato di Adrianopoli |
I nazionalisti greci, forti di questo aiuto, costrinsero i turchi alla resa e conquistarono l’indipendenza, messa sotto tutela internazionale: in base al trattato di Adrianopoli del 1829, al protocollo di Londra del 1830 e alla conferenza di Londra del 1832, la corona della nuova monarchia fu affidata dalle grandi potenze europee a un principe tedesco, Ottone di Baviera. In quella circostanza anche Serbia, Moldavia e Valacchia videro riconosciuta la propria autonomia. Successivamente fu la volta dei bulgari a insorgere per ottenere il riconoscimento di una Chiesa nazionale, indipendente dal patriarcato greco di Costantinopoli.
| 4. | Una questione internazionale |
Alla metà del XIX secolo risultarono evidenti le dimensioni internazionali che era venuto assumendo il grande rivolgimento geopolitico nei Balcani, innescato dalla crisi dell’impero turco, dalle iniziative espansionistiche della Russia, volte a conseguire un accesso al Mediterraneo, e dalle aspirazioni di Francia e Gran Bretagna a esercitare l’egemonia navale e terrestre. La Russia riuscì con la guerra contro la Turchia del 1828-29 (vedi Guerre russo-turche) a insediarsi nel Mar Nero, espandendo così la sua influenza nell’area balcanica. Francia e Gran Bretagna, allarmate dall’espansionismo russo che consideravano una minaccia ai propri interessi, assunsero una linea di fermezza contro lo zar; anche l’Austria cominciò a temere l’avanzata russa, che avrebbe potuto contrastare le sue ambizioni nei Balcani.
| 1. | La guerra di Crimea |
Questa situazione di latente conflittualità fu la causa scatenante della guerra di Crimea (1853-56), il cui primo atto fu l’occupazione militare russa dei principati di Moldavia e Valacchia, a cui inglesi e francesi risposero dichiarando guerra allo zar e alleandosi con la Turchia. Nel gennaio 1855 il fronte degli alleati si estese con l’ingresso in guerra del Regno di Sardegna. Le operazioni militari si conclusero a sfavore della Russia che, con il trattato di Parigi (1856), perse l’area della foce del Danubio e parte della Bessarabia; i principati danubiani furono posti sotto il protettorato congiunto delle grandi potenze, che a loro volta si pronunciarono per il rispetto dell’indipendenza e dell’integrità territoriale della Turchia.
| 2. | Il nuovo conflitto russo-turco |
Si trattò comunque di una sistemazione precaria, perché già vent’anni dopo la questione riesplose in forma violenta. I segnali di tensione provennero questa volta dalla Croazia austroungarica e dalla Grecia, impegnata ad annettersi territori che erano sotto la sovranità turca, mentre le grandi potenze erano pronte a intervenire per conquistare proprie zone di influenza. Quando in Serbia scoppiarono insurrezioni antiturche, la Russia decise di intervenire (1877), garantendosi la neutralità dell’Austria a cui lo zar Alessandro II promise la Bosnia-Erzegovina.
| 3. | Il congresso di Berlino |
La vittoria russa aprì nuovi problemi, dal momento che il trattato di Santo Stefano del 1878 sembrava sancire la scomparsa dell’impero ottomano e l’espansione europea della Russia, cosa quest’ultima che allarmava Austria e Inghilterra. Fu il cancelliere prussiano Otto von Bismarck a svolgere un’abile mediazione al congresso di Berlino (1878), grazie alla quale furono soddisfatte opposte esigenze, modificando gli accordi del trattato di Santo Stefano: Serbia, Montenegro e Romania si videro riconosciuta l’indipendenza; la Bulgaria perse una parte dei propri territori; la Bosnia-Erzegovina fu affidata all’Austria in “amministrazione temporanea”, formula ambigua che lasciava aperte due soluzioni, o la piena indipendenza o l’annessione austriaca; alla Russia fu assegnata la Bessarabia.
La complessità della questione d’Oriente divenne una tra le cause principali del peggioramento delle relazioni internazionali. I problemi erano aggravati dal fatto che ora non solo i grandi stati ma anche l’insieme delle nazionalità balcaniche era pronto a intervenire. Queste non poterono aggregarsi in un unico blocco perché troppo marcate erano le loro differenze etniche e religiose ed esse finirono quindi per essere pedine manovrate dall’esterno dalle grandi potenze europee.
| 5. | Il declino dell’impero ottomano |
La crisi dell’impero ottomano divenne l’occasione per mettere alla prova le diplomazie europee. Nel 1894, anno in cui la Russia firmò con la Francia un patto di alleanza in funzione antiaustriaca e antiprussiana, per l’impero zarista aumentarono le possibilità di trarre il massimo vantaggio nella lotta per la successione dell’impero turco, indebolendo l’Austria. Ma proprio mentre cresceva l’influenza russa, grazie ai rapporti di amicizia con la Serbia, l’Austria con un’efficace azione diplomatica acquisì la Bosnia-Erzegovina (1908).
L’annessione provocò una serie di reazioni negative: irritò la Russia che aveva analoghe ambizioni nei Balcani; infiammò i risentimenti nazionalistici in Serbia e Montenegro, paesi in cui si era diffuso un movimento che appoggiava i patrioti bosniaci, e incrinò la Triplice Alleanza italo-austro-tedesca: l’Italia infatti temeva la concorrenza asburgica nell’area balcanico-adriatica, verso la quale pensava di orientare la propria influenza. Nello stesso anno l’impero turco dovette riconoscere l’indipendenza della Bulgaria, con la conseguente annessione della Rumelia.
| 6. | La fine della questione |
Le due guerre balcaniche (1912-13) combattute tra Serbia, Bulgaria, Grecia, Romania, Montenegro e Turchia privarono quest’ultima di gran parte dei suoi possedimenti europei (Tracia, Macedonia e isole Egee), portarono a un rafforzamento della Serbia e lasciarono delusi i bulgari che avevano sostenuto il peso maggiore della guerra senza ottenere alcun riconoscimento. L’Albania, sotto sovranità nominale della Turchia e sotto la protezione delle grandi potenze, fu lacerata da lotte intestine e minata dalle ambizioni di conquista o di controllo del suo territorio coltivate dall’Austria, dall’Italia e dalla Grecia.
| 1. | La prima guerra mondiale |
La “questione d’Oriente” continuò così a interferire nelle vicende europee fino agli inizi del Novecento. Tra i fattori che nel 1914 determinarono lo scoppio della prima guerra mondiale, essa fu archiviata solo con i trattati di pace del 1919-1920, che ridisegnarono profondamente la geografia europea. La sua soluzione si accompagnò infatti alla scomparsa di alcuni dei suoi principali protagonisti: l’impero ottomano, l’impero austro-ungarico e l’impero russo.