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Resistenza europea
1. Introduzione

Resistenza europea Lotta militare e politica condotta nel corso della seconda guerra mondiale da organizzazioni clandestine e formazioni militari di volontari contro l’occupazione nazista in Europa e contro i regimi collaborazionisti; si diffuse in tutto il territorio europeo, a partire dal 1942, assumendo differenti e specifici caratteri.

Nei paesi occupati dai tedeschi sin dal 1940, come la Danimarca, la Norvegia e l’Olanda, l’obiettivo era di proseguire la guerra perduta dagli eserciti regolari e di ritornare alla situazione prebellica. In altri paesi, come la Francia, la Iugoslavia, la Grecia, la Polonia e l’Italia, la Resistenza assunse un carattere di scontro politico, anche con risvolti rivoluzionari, pur nell’ambito di una comune strategia militare finalizzata al ripristino della libertà e alla riconquista della sovranità nazionale, e si sviluppò in collegamento con le operazioni di guerra condotte dagli eserciti alleati.

Fu questo il caso anche dell’Italia che, dopo l’armistizio di Cassibile del 1943 con gli anglo-americani, restò divisa in due e vide la nascita di formazioni partigiane nella parte occupata dai tedeschi e organizzata nel regime della Repubblica sociale italiana.

2. La Resistenza francese

La Francia fu il paese in cui si formarono i primi gruppi partigiani, che ebbero un punto di riferimento nelle forze militari di France libre, costituitesi sotto la guida di Charles De Gaulle nei territori d’oltremare. Nella prima fase l’organizzazione della Resistenza francese fu estranea ai partiti tradizionali, pur avvalendosi di uomini che da questi provenivano; si trattò prevalentemente di un movimento spontaneo, dettato dalla coscienza individuale. A partire dal 1941 le diverse anime partigiane iniziarono invece a organizzarsi in una fitta rete di gruppi di lotta: nel Nord, cioè nella zona sotto il diretto controllo tedesco, agì il raggruppamento del Fronte nazionale, voluto dal Partito comunista francese, con la partecipazione anche di socialisti e radicali; nel Sud furono attivi i movimenti Combat, Libération, quest’ultimo a base popolare, e Franc-Tireur, che raccoglieva i sostenitori nella borghesia moderata.

L’espansione dell’occupazione tedesca pose la necessità di unificare i diversi gruppi sotto un’unica direzione: nel 1943, grazie all’instancabile opera di Jean Moulin, fu istituito il Consiglio nazionale della Resistenza, organismo di coordinamento, voluto da De Gaulle e presieduto, dopo l’improvviso arresto e uccisione di Moulin, da Georges Bidault. I partigiani francesi pagarono un alto prezzo di sangue e svolsero un ruolo militare importante in occasione dello sbarco alleato in Normandia, nell’estate del 1944.

3. La Resistenza polacca

In Polonia la Resistenza nacque da una duplice necessità: quella di preservare l’identità nazionale, violata da Hitler e da Stalin, e quella di rispondere alle brutalità commesse dai nazisti, che avevano colpito prevalentemente, ma non solo, la popolazione ebraica. La Resistenza polacca visse profonde lacerazioni, divisa com’era tra una fazione moderata, che faceva capo al governo in esilio a Londra, e quella rivoluzionaria di matrice comunista, costituitasi nel 1942 con l’appoggio sovietico e che nel 1944 diede forma al Comitato di liberazione nazionale (PKWN). L’insurrezione degli ebrei del ghetto di Varsavia, distrutto dai tedeschi tra l’aprile e il maggio del 1943, rappresentò un episodio cruciale della Resistenza polacca. La drammaticità della divisione della Resistenza si manifestò in tutta la sua evidenza nella rivolta di Varsavia dell’agosto 1944: organizzata dal governo in esilio a Londra, fu boicottata dai sovietici per ragioni di convenienza politica, così che i tedeschi in ottobre ripresero il controllo della città.

4. La Resistenza iugoslava

In Iugoslavia la Resistenza si scisse in due schieramenti, divisi da ragioni ideologiche ed etniche: l’uno monarchico e conservatore, a maggioranza serba, capeggiato dal generale Draža Mihailović; l’altro comunista e rivoluzionario, diffuso soprattutto tra croati e bosniaci, comandato dal maresciallo Tito. La lotta contro i tedeschi si intrecciò alla guerra civile contro gli uomini del regime fascista di Ante Pavelić e dei suoi ustascia, che avevano dato vita al Regno di Croazia.

Le formazioni partigiane comuniste di Tito raggiunsero le dimensioni e la struttura di un vero e proprio esercito, arrivando a contare 600.000 uomini, adeguatamente equipaggiati grazie ai generosi aiuti degli inglesi: si posero così le premesse per il futuro stato socialista della Iugoslavia, ma altresì per la sua autonoma collocazione rispetto a Mosca. La Resistenza iugoslava, monopolizzata dalle formazioni comuniste guidate da Tito, riuscì a portare a termine con le proprie forze la liberazione del territorio dall’occupazione tedesca, sconfiggendo contemporaneamente i regimi collaborazionisti in Croazia e le forze legittimiste in Serbia.

5. La Resistenza greca

La Resistenza greca costò un numero elevato di vittime (circa 400.000), anche perché si spaccò in due organizzazioni contrapposte, l’ELAS (Esercito popolare di liberazione nazionale), filocomunista e l’EDES (Unione nazionale greca democratica), filomonarchica. Formatesi dai gruppi partigiani che già combattevano clandestinamente contro il regime dittatoriale del generale Ioánnis Metaxás, le due organizzazioni non riuscirono però a trovare un’intesa comune nella lotta contro gli occupanti e la guerriglia reciproca divenne nel tempo sempre più aspra. Dopo la liberazione del paese nel dicembre del 1944, la spaccatura diede luogo a una guerra civile che vide il fronte delle organizzazioni di sinistra (i partigiani dell’ELAS) sollevarsi contro l’esercito e il governo monarchico di Papandreu, appoggiato dagli inglesi (dicembre 1944).

6. La Resistenza negli altri paesi europei

In Unione Sovietica operò un forte movimento partigiano, che contrastò l’occupazione nazista con atti di sabotaggio e di guerriglia; a questo movimento prese parte circa un milione di persone, compresi i soldati dei reparti tagliati fuori dall’avanzata delle truppe tedesche.

Diverse forme di resistenza si organizzarono in quasi tutte le nazione europee occupate dalle forze dell’Asse. In Norvegia si formò l’organizzazione clandestina Milorg, che compì numerosi atti di sabotaggio e diede costanti informazioni agli inglesi. In Danimarca la nascita della Resistenza avvenne solo nel 1943, quando il governo si sciolse e prese forma un Consiglio danese libero, che operava in clandestinità. Nei Paesi Bassi e in Belgio si formarono alcune organizzazioni clandestine che agirono con azioni di sabotaggio e di contrasto, limitatamente alle condizioni territoriali e politiche dei rispettivi governi.

Per quanto riguarda l’Italia, vedi Resistenza italiana.