Accordo di Schengen
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Accordo di Schengen
2. Lo “spazio Schengen”

L’accordo di Schengen, pur nascendo al di fuori delle istituzioni dell’allora Comunità Europea, ne recepì gli obiettivi. Il progetto di una graduale rimozione delle frontiere comunitarie interne, già delineato dal Consiglio europeo svoltosi a Fontainebleau nel giugno del 1984, avrebbe infatti costituito il cardine dell’Atto unico europeo sottoscritto a Bruxelles il 28 febbraio 1986: questo impegnava i paesi della Comunità Europea a creare entro la fine del 1992 uno “spazio senza frontiere interne”, nel quale fosse assicurata “la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali”.

Il territorio privo di frontiere creato grazie all’accordo, chiamato “spazio Schengen”, con una successiva convenzione – firmata ancora nella città lussemburghese nel giugno 1990 ed entrata in vigore nel 1995 – si estese ad altri paesi dell’UE (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Austria). Nel 1996 entrarono a farvi parte anche Danimarca, Finlandia e Svezia. Nel 1997, con il trattato di Amsterdam, l’accordo e la successiva convenzione di Schengen, comprese le strutture nel frattempo create per il loro funzionamento, vennero infine integrati nel quadro giuridico e istituzionale dell’Unione Europea, diventando definitivamente operativi a partire dal 1° maggio 1999.

Due paesi dell’Unione Europea, Regno Unito e Irlanda, non fanno integralmente parte dello spazio Schengen, condividendo tuttavia alcuni aspetti dell’accordo relativi alla cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale. Sono invece membri associati dal 1996 la Norvegia e l’Islanda, che pur non disponendo di un diritto di voto possono esprimere pareri e formulare proposte.