| Trova nell'articolo | Psicoterapia della famiglia | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Psicoterapia della famiglia Tecnica di trattamento psicologico dei disturbi e dei problemi della famiglia, che si esprimono in manifestazioni di disagio dell'intero nucleo familiare o nello sviluppo di sintomi psicopatologici da parte di uno o più membri.
La terapia della famiglia si affermò dopo il 1950, prima negli Stati Uniti e poi rapidamente anche in Europa. Inizialmente, essa fu rivolta soprattutto alle famiglie di pazienti schizofrenici, da parte di terapeuti insoddisfatti dei risultati ottenuti dalla psicoterapia individuale. Il nuovo metodo di intervento spostò l'attenzione dal membro ufficialmente malato agli altri componenti della famiglia. Fu così possibile rilevare l'influenza che talune caratteristiche della personalità dei genitori esercitano sui comportamenti patologici dei figli: ad esempio, si definì il concetto di 'madre schizofrenogenica', ossia una madre eccessivamente protettiva e ansiosa che nasconde, sotto questo comportamento, sentimenti profondamente ostili verso il figlio. La madre contraddice continuamente i suoi stessi segnali comunicativi e si mostra, quindi, incapace di empatia verso il figlio, che può, in seguito, trasferire questa modalità di comunicazione a tutta la realtà, diventando incapace di comprenderla.
| 2. | Approccio sistemico e approccio psicoanalitico |
In realtà, l'approccio familiare introduce elementi di autentica novità nella diagnosi e nella cura delle gravi malattie psichiche quando, anziché evidenziare le responsabilità di questo o quel membro, comincia a considerare l'intera famiglia come un sistema di relazioni reciproche, normali o patologiche.
Questo modo di vedere le cose è influenzato dalla diffusione, anche all'interno della psicologia clinica e della psichiatria, della teoria generale dei sistemi, che negli anni Cinquanta e Sessanta rivoluzionò il tradizionale approccio scientifico allo studio dei fenomeni biologici, fisici e sociali.
Fra i più noti seguaci dell'impostazione sistemica si devono ricordare i terapeuti familiari del Mental Health Research Institute di Palo Alto, in California, che studiarono a fondo i meccanismi della comunicazione, cioè le modalità con le quali le persone si scambiano messaggi verbali e non verbali influenzandosi reciprocamente. Nel 1967, il volume Pragmatica della comunicazione umana di Paul Watzlawick e dei suoi collaboratori, riassunse questi studi e ottenne una larghissima diffusione.
Contemporaneamente, altri psicoterapeuti compirono lo sforzo di applicare la teoria e la tecnica psicoanalitiche al trattamento della famiglia nella sua unità, modificando gli abituali punti di riferimento dell'analisi individuale. Negli Stati Uniti, la maggior parte degli studiosi che seguono questo orientamento si riconosce nella cosiddetta 'scuola di Philadelphia' e pubblicò, nel 1965, il volume Psicoterapia intensiva della famiglia, curato da Boszormeny-Nagy e Framo. In Europa, sono vicini alla scuola di Philadelphia i lavori degli psicoanalisti inglesi Ronald Laing e David Cooper, il cui interesse è tuttavia maggiormente rivolto all'ambito politico e sociale, nel filone dell'approccio alla malattia mentale che prende il nome di antipsichiatria.
La terapia della famiglia comparve in Italia nel 1967, con il lavoro di Mara Selvini Palazzoli nell’ambito della prospettiva sistemico-relazionale, presso il Centro per lo Studio della Famiglia a Milano. Nella terapia dei sistemi familiari, la persona che manifesta il problema, definita il “paziente identificato”, può non essere affatto la principale fonte delle difficoltà della famiglia. Nel corso della terapia vengono riuniti tutti i membri della famiglia e il terapeuta deve far luce sui meccanismi inconsci sottostanti il funzionamento familiare, mettendo in evidenza che sono proprio questi, e non la patologia di un singolo membro, a causare il disagio nella famiglia. Inoltre egli deve cercare di sviluppare abilità comunicative e strategie di negoziazione tra i componenti della famiglia, cosicché essi divengano più capaci di mettersi in relazione l’uno con l’altro.
Attualmente, dopo circa trent'anni di numerosissime esperienze di terapia familiare compiute in tutto il mondo, è molto meno viva la contrapposizione fra l'approccio sistemico e quello psicoanalitico. Si sono inoltre chiariti sia l'utilità sia i limiti di questa tecnica terapeutica.
| 3. | Indicazioni e controindicazioni |
Le indicazioni di terapia familiare riguardano soprattutto i casi di psicosi, di disturbi del comportamento alimentare (vedi Anoressia; Bulimia), di comportamento violento, di assunzione di alcol o di droghe (vedi Alcolismo; Tossicodipendenza), di problemi psicologici connessi a malattie fisiche.
Le controindicazioni si verificano quando è il paziente stesso a chiedere una psicoterapia individuale, oppure di fronte a talune caratteristiche del nucleo familiare che inducono a presupporre che la terapia verrebbe utilizzata soprattutto per negare specifiche e significative responsabilità individuali (ad esempio, in taluni casi di abuso sessuale o di tossicodipendenza) o ancora quando uno o più membri della famiglia sono manifestamente incapaci di riconoscere la propria patologia.
Alcuni terapeuti familiari effettuano anche trattamenti congiunti (familiare e individuale insieme); talvolta, non è escluso anche l'impiego di altre forme di intervento (ad esempio, la terapia farmacologica).