| Psicoterapia della famiglia | Articolo | ||||
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| 2. | Approccio sistemico e approccio psicoanalitico |
In realtà, l'approccio familiare introduce elementi di autentica novità nella diagnosi e nella cura delle gravi malattie psichiche quando, anziché evidenziare le responsabilità di questo o quel membro, comincia a considerare l'intera famiglia come un sistema di relazioni reciproche, normali o patologiche.
Questo modo di vedere le cose è influenzato dalla diffusione, anche all'interno della psicologia clinica e della psichiatria, della teoria generale dei sistemi, che negli anni Cinquanta e Sessanta rivoluzionò il tradizionale approccio scientifico allo studio dei fenomeni biologici, fisici e sociali.
Fra i più noti seguaci dell'impostazione sistemica si devono ricordare i terapeuti familiari del Mental Health Research Institute di Palo Alto, in California, che studiarono a fondo i meccanismi della comunicazione, cioè le modalità con le quali le persone si scambiano messaggi verbali e non verbali influenzandosi reciprocamente. Nel 1967, il volume Pragmatica della comunicazione umana di Paul Watzlawick e dei suoi collaboratori, riassunse questi studi e ottenne una larghissima diffusione.
Contemporaneamente, altri psicoterapeuti compirono lo sforzo di applicare la teoria e la tecnica psicoanalitiche al trattamento della famiglia nella sua unità, modificando gli abituali punti di riferimento dell'analisi individuale. Negli Stati Uniti, la maggior parte degli studiosi che seguono questo orientamento si riconosce nella cosiddetta 'scuola di Philadelphia' e pubblicò, nel 1965, il volume Psicoterapia intensiva della famiglia, curato da Boszormeny-Nagy e Framo. In Europa, sono vicini alla scuola di Philadelphia i lavori degli psicoanalisti inglesi Ronald Laing e David Cooper, il cui interesse è tuttavia maggiormente rivolto all'ambito politico e sociale, nel filone dell'approccio alla malattia mentale che prende il nome di antipsichiatria.
La terapia della famiglia comparve in Italia nel 1967, con il lavoro di Mara Selvini Palazzoli nell’ambito della prospettiva sistemico-relazionale, presso il Centro per lo Studio della Famiglia a Milano. Nella terapia dei sistemi familiari, la persona che manifesta il problema, definita il “paziente identificato”, può non essere affatto la principale fonte delle difficoltà della famiglia. Nel corso della terapia vengono riuniti tutti i membri della famiglia e il terapeuta deve far luce sui meccanismi inconsci sottostanti il funzionamento familiare, mettendo in evidenza che sono proprio questi, e non la patologia di un singolo membro, a causare il disagio nella famiglia. Inoltre egli deve cercare di sviluppare abilità comunicative e strategie di negoziazione tra i componenti della famiglia, cosicché essi divengano più capaci di mettersi in relazione l’uno con l’altro.
Attualmente, dopo circa trent'anni di numerosissime esperienze di terapia familiare compiute in tutto il mondo, è molto meno viva la contrapposizione fra l'approccio sistemico e quello psicoanalitico. Si sono inoltre chiariti sia l'utilità sia i limiti di questa tecnica terapeutica.