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Giochi di ruolo

Giochi di ruolo Giochi per quattro o cinque persone paragonabili a certi giochi di simulazione strategica, fatti però senza attrezzature, e con un capogioco fornito di preparazione e doti particolari (fantasia, penetrazione psicologica, carisma). I partecipanti non gareggiano tra loro, bensì collaborano all’elaborazione di una storia e alla sua felice conclusione.

Nel prototipo, Dungeons and Dragons (USA, 1974), e nel filone più diffuso, il tema suggerito è un Medioevo fantastico con prigioni sotterranee (dungeons) e altri ambienti tenebrosi, lugubri, misteriosi, popolati da draghi (dragons), streghe, mostri. Suggeriti dal capogioco l’ambiente e lo scopo (liberare una principessa, trovare un tesoro nascosto), ciascun giocatore si sceglie un ruolo (guerriero, mago, sapiente, ladro) che comporta certe doti, certi poteri. Di qui il nome di “giochi di ruolo” (dall’inglese Role Playing Games, abbreviato in RPG).

Si procede nel gioco lanciando dadi a 4, 8 o 20 facce. Si accumulano “punti di esperienza” che rendono i giocatori sempre più forti e permettono al capogioco di sottoporli a prove sempre più dure: duelli, battaglie, giudizi di Dio. Alcuni giochi di ruolo, se opportunamente semplificati, possono risultare appassionanti anche per ragazzi sotto i dodici anni; possono impegnare a fondo, per ore e giorni interi, persone mature e colte; possono servire agli psichiatri quali strumenti diagnostici e terapeutici analoghi allo psicodramma. Dagli anni Ottanta sono diffusi giochi di ruolo “da strada” che comportano pittoreschi travestimenti e hanno suscitato accese polemiche perché alcuni ritengono che possano essere nocivi a persone emotivamente fragili.