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Giro d’Italia
1. Introduzione

Giro d’Italia Corsa ciclistica italiana a tappe, organizzata tra i mesi di maggio e giugno. Dura tre settimane, nel corso delle quali quasi duecento corridori gareggiano su un percorso che copre 4000 km circa di strade italiane (anche se spesso ha sconfinato nei paesi limitrofi).

2. Regolamento e percorso

Il Giro è una corsa suddivisa in tappe, in ciascuna delle quali tutti i ciclisti vengono cronometrati; il corridore che registra il minor tempo, nella somma dei tempi impiegati per percorrere ogni tappa, veste la maglia rosa, che indica il leader della corsa (sino al 1914 la classifica non era strutturata sui tempi, ma sui punti conquistati dal vincitore e, a scalare, dai piazzati). Alla conclusione della gara, il ciclista con il minor tempo totale si aggiudica la corsa. Il colore della maglia che contraddistingue il primato deriva dal colore della carta sulla quale viene da sempre stampato il quotidiano sportivo responsabile dell’organizzazione della corsa, “La Gazzetta dello Sport”.

Dopo il Tour de France, il Giro è certamente la corsa a tappe più prestigiosa del circuito ciclistico mondiale. Il percorso, che si conclude sempre nella città di Milano, prevede la presenza di salite impegnative, soprattutto nel corso della terza settimana quando per tradizione i ciclisti iniziano ad affrontare le tappe alpine. Storici sono ormai alcuni passi delle Dolomiti, entrati nell’immaginario collettivo dei tifosi per aver fatto da scenario alle imprese dei più grandi campioni, dal passo Pordoi al Falzarego, dal Sella alla Marmolada alle Tre Cime di Lavaredo; altre celebri ascese che hanno spesso deciso le sorti della corsa sono il Sestrière, in Piemonte; lo Stelvio, l’Aprica, il passo del Gavia e il Mortirolo, dalle pendenze proibitive, in Lombardia; e per passare alle asperità appenniniche il Terminillo, nel Lazio, e la salita di Campitello Matese, in Molise.

Spesso, tuttavia, la conformazione stessa della penisola e delle sue strade rende difficoltose anche tappe non di montagna, ma contraddistinte da tracciati punteggiati da continui saliscendi. Altra insidia è rappresentata dai fattori climatici che la variabilità meteorologica del mese di maggio trasforma in veri e propri ostacoli per i corridori: la carovana può infatti passare, nel giro di pochi giorni, dal caldo delle tappe nel Sud a giornate di freddo e tregenda nelle tappe alpine.

3. Cenni storici

Il Giro d’Italia venne inventato da Tullio Morgani, comproprietario della “Gazzetta dello Sport”, con la collaborazione di Eugenio Costamagna e Armando Cougnet, rispettivamente direttore e amministratore delegato del quotidiano. Il 13 maggio 1909, 129 corridori presero il via al primo Giro, corsa di otto tappe distribuite su un percorso di 2448 km: arrivarono in 24 e vinse il varesino Luigi Ganna. Da allora la gara si tenne ogni anno, salvo che dal 1915 al 1918, durante la prima guerra mondiale, e dal 1941 al 1945 a causa del secondo conflitto.

L’albo d’oro del Giro d’Italia annovera i migliori ciclisti della storia della disciplina. L’epoca pionieristica della manifestazione, dopo la prima vittoria di Ganna, ha visto vincitori Gaetano Belloni e Costante Girardengo, prima che Alfredo Binda si imponesse per ben cinque volte tra il 1925 e il 1933. Il 1936 fu l’anno della prima vittoria di Gino Bartali, che vinse nuovamente la corsa l’anno seguente e poi ancora nel 1946. Cinque furono i successi di Fausto Coppi (1940, 1947, 1949, 1952 e 1953), e sarebbero probabilmente stati di più se la corsa non fosse stata interrotta dal 1941 al 1945 a causa della guerra.

Lo svizzero Hugo Koblet, nel 1950, fu il primo vincitore straniero della maglia rosa, mentre tre successi conquistò Fiorenzo Magni (1948, 1951 e 1955) e due il lussemburghese Charly Gaul (1956 e 1959). Gli anni Sessanta si aprirono nel segno del campione francese Jacques Anquetil (1960 e poi ancora 1964), mentre nel 1967 ci fu il primo dei tre successi di Felice Gimondi (gli altri furono nel 1969 e nel 1976). Binda e Coppi vennero eguagliati da Eddy Merckx, che vinse cinque Giri tra il 1968 e il 1974.

Mentre i due campioni che dividevano il tifo degli appassionati italiani tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, Francesco Moser e Giuseppe Saronni, vinsero rispettivamente una (1984) e due (1979 e 1983) edizioni del Giro, tra i grandi ciclisti degli ultimi anni tre vittorie conquistò Bernard Hinault (1980, 1982 e 1985) e due Miguel Indurain (1992 e 1993).

Tra i più recenti successi italiani vi sono quelli di Gianni Bugno (1990), di Franco Chioccioli (1991), di Marco Pantani (1998), di Ivan Gotti (1997 e 1999), di Stefano Garzelli (2000), di Gilberto Simoni (2001 e 2003), di Paolo Savoldelli (2002 e 2005), di Damiano Cunego (2004), giovane ciclista veneto che ha sorprendentemente vinto il Giro lasciandosi alle spalle Simoni, capitano della sua squadra, di Ivan Basso (2006) e di Danilo Di Luca (2007).

Le edizioni 2001 e 2002 del Giro sono state funestate dalle accuse di doping, piaga che sempre di più inquina il mondo del ciclismo professionistico gettando frequentemente una pesante ombra sulla regolarità delle competizioni. L’edizione 2004 viene invece ricordata per l’eccezionale prestazione dello sprinter Alessandro Petacchi, che con nove vittorie ha conquistato il record del maggior numero di tappe vinte nel medesimo Giro a partire dal dopoguerra.

4. Il Giro d’Italia femminile

Da alcuni anni viene organizzato, nel mese di luglio, anche un Giro d’Italia femminile, che prevede un percorso ridotto, rispetto a quello maschile, sia per numero di tappe che per chilometraggio complessivo. La competizione ha consacrato più volte vincitrici campionesse italiane come Maria Canins e Fabiana Luperini.