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Maghreb
1. Introduzione

Maghreb (arabo al-Maghrib), regione dell’Africa settentrionale delimitata dall’oceano Atlantico a ovest, dal mar Mediterraneo a nord, dall’Egitto a est e dal deserto del Sahara a sud. La regione comprende tre paesi dell’Africa nordoccidentale, Marocco, Algeria e Tunisia, a cui si aggiungono, rispettivamente all’estremità orientale e sudoccidentale, la Libia e la Mauritania. A questi cinque stati, riuniti dal 1989 all’interno dell’Unione del Maghreb arabo, si affianca il territorio conteso del Sahara Occidentale. Il termine al-Maghrib (“Occidente”) definisce la regione corrispondente alla sezione occidentale del mondo arabo, cui è contrapposto al-Masrek, inteso come Oriente arabo.

2. Territorio

La regione, che ha una superficie di circa 6.000.000 di km², è dominata da due elementi fisici: i monti dell’Atlante, che si estendono, più o meno parallelamente alla costa, nel nord e nord-ovest, e il deserto del Sahara, che occupa quasi l’80% del territorio. Nella zona di transizione tra la montagna e il deserto, e nella fertile fascia costiera, si concentra gran parte della popolazione e delle attività economiche. La catena dell’Atlante, di origine terziaria, raggiunge altezze anche molto elevate; la vetta maggiore, nell’Alto Atlante, è il monte Toubkal (4.165 m).

Il versante esposto al Mediterraneo è fertile, popolato e organizzato intorno a importanti città che portano il segno della civiltà araba, qui sopraggiunta sin dal VII-VIII secolo e sovrappostasi alle anteriori organizzazioni culturali delle popolazioni originarie, i berberi; di essi restano alcune isole etniche, specialmente nei distretti montani più isolati. Più all’interno si estendono in successione una serie di altipiani, una fascia arida, steppica, poco popolata e infine, a sud, il versante esposto al Sahara, desertico e spopolato, tranne che nelle numerose oasi.

1. Clima

Nella sezione continentale il clima è perlopiù desertico, con forti escursioni termiche tra il giorno e la notte; l’aridità è maggiore nella parte orientale (nel deserto libico), dove le precipitazioni sono rare (meno di 100 mm annui) e irregolari. Le temperature estive sono elevatissime di giorno (anche 65-66 °C), mentre durante le notti invernali possono scendere fino a 0 °C. Man mano che ci si avvicina alla costa mediterranea il clima si fa temperato, con piogge da settembre a marzo (300-500 mm in media); l’estate è calda e secca, dominata dai venti desertici (scirocco, cheheli o chergui) e con temperature estive di 22-29 °C. La catena dell’Atlante è innevata durante l’inverno; le correnti marine fredde provenienti dalle Canarie moderano il clima nella fascia atlantica.

3. Popolazione

Nel 2007 gli abitanti del Maghreb erano circa 87.000.000. La popolazione, inegualmente distribuita, si concentra soprattutto in Marocco e in Algeria; la Tunisia viene molto dopo, seguita dalla Libia e dalla Mauritania. Negli ultimi trent’anni la popolazione è aumentata rapidamente, con un tasso annuo di crescita che, tra il 1960 e il 1990, è stato superiore al 3%, ed è destinata a crescere ancora, dato che più del 40% dei maghrebini ha meno di quindici anni. Le tendenze demografiche hanno accresciuto la domanda di servizi (alloggi, sanità, istruzione), e portato a una grave disoccupazione, soprattutto fra i giovani. La situazione ha inoltre spinto un gran numero di persone a emigrare nell’Europa occidentale, rafforzando i timori, in seno all’Unione Europea, di un’immigrazione incontrollata. L’aumento della popolazione del Maghreb è stato altresì accompagnato da un significativo esodo rurale. Nel 1960 il tasso di urbanizzazione si situava attorno al 25%, mentre nel 1997 toccava il 58%. Alla periferia delle maggiori città sono sorte bidonville, mentre diversi quartieri dei centri storici sono stati occupati da coloro che hanno abbandonato le campagne in tempi recenti.

1. Città principali

Quasi tutte le città del Maghreb si concentrano sulle coste. Tra queste figurano le cinque capitali: Nouakchott (Mauritania), Rabat (Marocco), Algeri (Algeria), Tunisi (Tunisia) e Tripoli (Libia), oltre a Casablanca (Marocco), la città più popolata e il porto più grande della regione. Altri importanti centri regionali situati lungo la costa sono Agadir e Tangeri (Marocco), Orano (Algeria) e Bengasi (Libia). Gli unici agglomerati urbani di rilievo situati nell’entroterra sono le due capitali storiche del Marocco, Fès e Marrakech, e Costantina in Algeria.

2. Lingua e religione

L’arabo è la lingua ufficiale in tutti gli stati maghrebini, e la maggior parte dei paesi ha adottato energiche politiche di arabizzazione. Il francese, imposto in passato dai colonizzatori (con l’eccezione della Libia), è ancora utilizzato negli affari, nell’istruzione superiore e nell’amministrazione, ma il suo impiego va progressivamente diminuendo.

La cospicua minoranza berbera ha conservato la propria lingua (vedi Lingue berbere), che non ha alcun legame con l’arabo. I suoi molteplici dialetti sono parlati nelle zone montuose e nelle campagne, dal Marocco alla Libia. In Algeria e in Libia esiste una piccola comunità di tuareg, popolo nomade di ceppo berbero che vive tra il Sahara e il Sahel.

Il 99% della popolazione è musulmano. Un tempo in Marocco, Algeria, Tunisia e Libia esistevano importanti comunità ebraiche ma, dopo l’indipendenza di quei paesi, la maggior parte degli ebrei è emigrata in Occidente o in Israele; minoranze di ebrei continuano tuttavia a vivere in alcuni grandi centri urbani o sull’isola tunisina di Djerba. La grande maggioranza dei musulmani del Maghreb è sunnita di rito malikita e d’ispirazione sufi. Lungo i secoli si sono sviluppate numerose comunità, alcune delle quali hanno acquisito, oltre al potere religioso, anche quello politico, come la Tidjaniyya, formatasi nell’Algeria meridionale e in seguito diffusasi in Africa occidentale, e la confraternita dei senussiti, insediatasi in Libia. Oggi la pratica di un Islam moderato è messa in questione dai fondamentalisti sia sciiti sia sunniti.

4. Economia

Le economie dei singoli paesi del Maghreb sono diverse tra loro. Il XX secolo ha visto rapide trasformazioni nell’economia della regione: la scoperta del petrolio ha reso ricca la Libia, prima poverissima; Tunisia, Algeria e Marocco, un tempo cuore dell’impero coloniale francese – al quale fornivano materie prime e di cui importavano i prodotti industriali –, hanno differenziato, dopo l’indipendenza, le loro relazioni economiche e cercato, con qualche successo, di sviluppare propri settori industriali. L’Algeria ha avviato un processo di ristrutturazione economica, guidato dallo stato e fortemente legato ai giacimenti di petrolio e di gas naturale. In Tunisia e in Marocco esistono economie di mercato in seno alle quali l’agricoltura, il turismo e le risorse minerarie giocano un ruolo importante.

In Maghreb permangono tuttavia gravi problemi economici. In tutti i paesi, con l’eccezione della Libia, un’elevata percentuale della popolazione ha un reddito molto basso; la Mauritania è tra gli stati più poveri del mondo e dipende fortemente dagli aiuti finanziari internazionali. A fronte della concorrenza mondiale, il Maghreb ha avuto difficoltà a sviluppare una propria industria di trasformazione e dipende ancora fortemente dall’esportazione di prodotti primari. Di conseguenza, l’economia della regione è molto sensibile a fattori imprevedibili, quali il clima e le variazioni sui mercati mondiali dei prezzi dei principali prodotti esportati. Con l’eccezione della Libia, tutti i paesi del Maghreb sono gravati da un debito pubblico molto elevato e hanno dovuto introdurre riforme economiche imposte loro dal Fondo monetario internazionale (FMI), in particolare una riduzione delle sovvenzioni e delle spese nel settore pubblico.

Tra i punti di forza del Maghreb c’è la prossimità geografica all’Europa occidentale. Il Marocco e la Tunisia hanno stretti rapporti economici con l’Unione Europea, con la quale hanno sottoscritto accordi di cooperazione nel 1995. Tuttavia, il potenziale rappresentato dal mercato europeo è limitato dal fatto che il 60% circa delle esportazioni della regione è già diretto verso l’Unione Europea.

1. Agricoltura

Per molti maghrebini il nomadismo è stato, nel corso dei secoli, il modo di vita predominante. Attraverso il deserto e le regioni montuose, cammelli, greggi di montoni e di capre erano condotti alla ricerca di acqua e cibo. Nel XX secolo questo stile di vita ha subito un declino, ma alcune popolazioni, in particolare in Mauritania, continuano ad adottarlo. L’agricoltura sedentaria ha finito per dominare, sebbene l’entroterra arido del Sahara non consenta le coltivazioni se non in alcune oasi. Le colture intensive sono possibili soltanto lungo la costa mediterranea, sul litorale atlantico marocchino, in alcune pianure dell’entroterra e lungo la valle del fiume Senegal in Mauritania. Gli stati maghrebini sono costretti a importare diversi prodotti alimentari, in particolare i cereali. Tuttavia, Tunisia e Marocco sono in uguale misura grandi esportatori di prodotti agricoli verso l’Unione Europea, in particolare di frutta e legumi.

2. Risorse energetiche e minerarie

La regione, soprattutto nell’area sahariana, è ricca di petrolio e di gas naturale. La Libia è uno dei maggiori esportatori di petrolio al mondo; anche l’Algeria è un importante esportatore di petrolio (giacimenti di Hassi-Messaoud e di Edjelé), ma gioca un ruolo più forte come produttore di gas naturale (giacimenti di Hassi R’mel e di In-Amenas). Marocco e Mauritania dipendono invece fortemente dall’importazione di petrolio. Il Maghreb è ricco anche di fosfati. Il Marocco, grazie al giacimento di Bou Craa, è il principale esportatore di fosfati del mondo; anche Algeria e Tunisia ne estraggono e ne lavorano ingenti quantità, destinate in gran parte ai mercati europei.

3. Industria

L’attività industriale è limitata, e concerne prevalentemente i settori tessile, agroalimentare, del cemento, dell’acciaio e petrolchimico. Il Maghreb è famoso per il suo artigianato: tra i principali prodotti, che contribuiscono anche alle esportazioni dei paesi maghrebini, figurano i tappeti, le terrecotte e gli oggetti in cuoio.

4. Commercio e servizi

Il turismo è quasi inesistente in Mauritania, in Algeria e in Libia, ma è una rilevante fonte di reddito per Tunisia e Marocco, che traggono vantaggio dalla vicinanza con l’Europa, dal clima mite, dalle vaste spiagge e dai paesaggi suggestivi, oltre che dalle numerose città di interesse storico e artistico (come Fès, Marrakech, Safi, Salé e Tétouan in Marocco; Cartagine, Kairouan, Sfax e Susa in Tunisia). Anche la presenza all’estero di molti lavoratori emigrati algerini, tunisini e marocchini è una risorsa economica considerevole per questi tre paesi.

5. Storia

Il Maghreb fin dall’antichità fu invaso e occupato da popolazioni provenienti dal vicino Oriente e dall’Europa: fenici, romani, barbari, arabi ed europei si susseguirono dal X secolo a.C. nella conquista delle importanti vie dei commerci che collegavano l’Africa settentrionale. Gli avamposti commerciali creati dai fenici lungo la dorsale settentrionale cedettero presto il posto alla potenza di Cartagine che, da importante mercato di scambi, si sviluppò sino a divenire il centro di un grande impero esteso lungo l’intera costa settentrionale africana. La vittoria di Roma nel 146 a.C. (vedi Guerre puniche) sancì la scomparsa di Cartagine e il dominio romano in quella che divenne la provincia romana d’Africa con capitale Utica. Il declino dell’impero trascinò con sé anche le fiorenti città sorte nella regione, che finì sottomessa ai vandali e ai bizantini prima dell’arrivo degli arabi.

Nel VII secolo gli arabi dilagarono nel Maghreb, sovrapponendosi a quel ricco substrato etnico e culturale che nel corso dei secoli aveva mantenuto una certa coesione grazie alla forte presenza dell’elemento berbero. Furono infatti due dinastie berbere a realizzare una prima unificazione del Maghreb, soppiantando intorno al IX secolo gli arabi, dai quali avevano però assimilato la lingua e la religione islamica. Alla dinastia degli Almoravidi (1061-1147), che si espanse fino in Mauritania e in Andalusia, seguirono gli Almohadi (1147-1269), i cosiddetti “riformatori religiosi” che, dopo aver vinto la guerra contro i predecessori, unificarono tutta l’Africa settentrionale fino alla Tripolitania. Alla loro scomparsa furono soppiantati dai Merinidi in Marocco e dagli Hafsidi in Tunisia.

All’inizio del XVI secolo l’espansione dell’impero ottomano cancellò le dinastie locali dalle regioni orientali del Maghreb, mentre la sezione occidentale fu dominata dai Saadidi, una dinastia di sceriffi hassanidi che contrastò la Reconquista cristiana ma fu spodestata nel 1666 dalla dinastia degli Alawiti che regna ancora oggi in Marocco.

Il XIX secolo segnò l’inizio dell’espansione coloniale anche nel Maghreb, che divenne oggetto delle ambizioni di diverse potenze europee, prima tra tutte la Francia che, dopo aver occupato l’Algeria nel 1830, stabilì un protettorato sulla Tunisia e infine sul Marocco, in condivisione con la Spagna. Il Sahara e la Mauritania passarono sotto controllo spagnolo e francese alla fine del XIX secolo, mentre in Libia la lunga contesa tra Italia e Turchia venne risolta alla fine della prima guerra mondiale a vantaggio dell’Italia.

Il processo di decolonizzazione avviato al termine della seconda guerra mondiale portò all’indipendenza dei cinque stati del Maghreb tra il 1951 (Libia) e il 1962 (Algeria), con l’eccezione dei presidi spagnoli e del territorio del Sahara Occidentale, ancora in attesa di definizione giuridica. Le specifiche tradizioni storico-culturali, le diverse forme di colonizzazione, così come le differenti strade percorse per il raggiungimento dell’indipendenza determinarono scelte politiche ed economiche diverse, se non contrastanti: la Tunisia scelse la strada filoccidentale, il Marocco la seguì, restando maggiormente ancorato alla tradizione, l’Algeria optò per la via socialista, la Mauritania preferì mantenere un solido legame con la Francia, mentre la Libia, dopo un avvio monarchico, proclamò l’instaurazione della repubblica araba popolare e socialista.

Alla fine degli anni Sessanta del Novecento alcuni tra gli artefici dei movimenti di liberazione sentirono l’esigenza di creare un organo transnazionale a carattere prevalentemente economico e diedero vita al Comitato permanente consultivo maghrebino (CPCM), che si propose di sviluppare gli scambi tra i paesi del Maghreb. Tuttavia una realtà assai più difficile, fatta di continui conflitti di frontiera e di questioni politiche irrisolte, frenò la costruzione di un’unione economica nell’area, che ne vide la nascita solo nel 1989 con la firma del trattato dell’Unione del Maghreb arabo (UMA).