| Partito socialista italiano | Articolo | ||||
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| 1. | Introduzione |
Partito socialista italiano o PSI Partito politico italiano fondato a Genova nel 1892 con il nome di Partito dei lavoratori italiani, mutato nel 1893 in Partito socialista; raccolse componenti eterogenee sia dal punto di vista ideologico (marxismo, anarchismo, mazzinianesimo) sia organizzativo (leghe, circoli operai, società di mutuo soccorso).
Sotto la guida del riformista Filippo Turati, il partito, benché sciolto nel 1894 dal governo presieduto da Francesco Crispi e poi di nuovo colpito dalla repressione antisocialista nel 1898-99, ebbe una rapida espansione, grazie anche allo sviluppo di una fitta rete di camere del lavoro e cooperative. Nel primo decennio del nuovo secolo il gruppo dirigente riformista, capeggiato da Turati e da Claudio Treves e sostenuto da Leonida Bissolati e Ivanoe Bonomi, esprimeva una posizione d’apertura e di dialogo nei confronti dei governi di Giovanni Giolitti, e dovette fronteggiare l’opposizione interna dell’ala rivoluzionaria guidata da Arturo Labriola. Nel 1912 subì una lacerazione quando furono espulsi Bissolati e Bonomi, esponenti della corrente riformista che si erano schierati a favore della guerra di Libia.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, a differenza degli altri partiti socialisti europei, che sostennero i rispettivi governi a favore dell’ingresso nel conflitto e mandarono in frantumi la Seconda Internazionale, il Partito socialista italiano scelse la linea: 'Né aderire né sabotare'. Profondi contrasti fra l’ala riformista e quella detta “massimalista” (favorevole cioè al programma rivoluzionario “massimo”) travagliarono nel primo dopoguerra la vita interna del partito, che al congresso di Livorno nel 1921 subì un’altra scissione dalla quale nacque il Partito comunista d'Italia; nel 1922, infine, a causa della vittoria della corrente massimalista, Turati e i riformisti abbandonarono il partito per fondare il Partito socialista unitario (PSU).
Messo fuori legge dal regime fascista, il partito si ricostituì nella clandestinità e nel 1934 strinse un patto di unità d'azione con il Partito comunista, svolgendo un importante ruolo nella lotta partigiana contro il nazifascismo. Nel 1943, in seguito alla confluenza del Movimento di unità proletaria di Lelio Basso, modificò il proprio nome in Partito socialista italiano di unità proletaria (PSIUP).