| Lingue ladine | Articolo | ||||
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| 2. | Caratteristiche fonomorfologiche generali |
La prima ipotesi di individuazione dell’unità degli idiomi ladini risale alla pubblicazione dei Saggi ladini (1873) del glottologo italiano Graziadio Isaia Ascoli, e si fonda su alcune caratteristiche fonetiche e morfologiche comuni che li differenziano da altri gruppi romanzi, e in particolare dall’italiano. In realtà i dialetti ladini, specialmente quelli centrali e orientali, hanno molto più che una somiglianza con forme antiche di dialetti italiani settentrionali: questo significa che rappresentano un fase linguistica più conservativa, fenomeno determinato soprattutto dal relativo isolamento o marginalità della loro collocazione geografica. Vedi Dialetti italiani.
A livello fonetico, i tratti caratteristici sono la palatalizzazione delle velari c e g davanti ad a (cian dal latino cane(m); ciaval da caballu(m); fenomeno talvolta assente in alcuni dialetti del gruppo occidentale), la conservazione del nesso consonante + l (claf per clave(m)) e, per gli aspetti grammaticali, la sopravvivenza della –s come marca morfologica del plurale.