Sostanza
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Sostanza
2. La concezione aristotelica della sostanza

Aristotele, cui si deve la prima teorizzazione del concetto di sostanza (in greco, ousia), la concepisce come l’essenza necessaria che sta a fondamento di ogni realtà; inoltre egli la qualifica anche come ciò che esiste in maniera indipendente e “di per sé”. Una certa realtà, ad esempio un certo uomo, può presentare vari aspetti, talvolta mutevoli, quali l’essere grande o piccolo, buono o cattivo, ma non può essere altro che uomo, cioè animale razionale, che è quanto costituisce la sua essenza necessaria; inoltre è chiaro che gli aspetti suddetti non possiedono un’esistenza indipendente, ma sono presenti sempre e soltanto come aspetti secondari (o “accidenti”) di un certo individuo.

Per ciò Aristotele aveva inteso la sostanza come la prima delle dieci categorie e aveva asserito che si conosce a fondo una determinata cosa solo quando si conosca la sua sostanza, ossia “che cosa è”. Nella Metafisica, poi, Aristotele afferma che il problema fondamentale della filosofia, ovvero “che cos’è l’essere”, si riduce in definitiva al problema di sapere che cosa è la sostanza. Di questa Aristotele dice che può essere sia la forma di una certa realtà, ovvero quanto costituisce la sua struttura necessaria (ad esempio l’anima razionale dell’uomo), sia il “sinolo”, cioè il composto di forma e materia: esso corrisponde a quella che, nello scritto sulle categorie, Aristotele chiamava la “sostanza prima”, ossìa l’individuo che esiste pienamente (ad esempio, un certo uomo: Socrate, Alcibiade, oppure un tavolo, un albero).

Tuttavia, in un senso meno pregnante, può dirsi sostanza anche la materia (la carne di cui è fatto Socrate, il legno del tavolo), perché essa costituisce un aspetto da cui non si può prescindere nella considerazione delle cose. Vi sono, inoltre, tre specie di sostanze: 1) le sostanze sensibili e corruttibili, cioè le cose che esistono nel mondo sublunare; 2) le sostanze sensibili ed eterne, cioè i diversi cieli e gli astri; 3) la sostanza non sensibile ed eterna, cioè Dio.

Questa dottrina di Aristotele fu ampiamente ripresa e rielaborata nella filosofia scolastica dell’età medievale, senza subire però trasformazioni decisive.