Sostanza
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Sostanza
3. La sostanza nella filosofia moderna

Con l’età moderna il concetto di “sostanza” subisce alcune trasformazioni, ma si avvia anche verso un processo di dissoluzione. Cartesio definisce la sostanza come ciò che per esistere non ha bisogno di nient’altro se non di se medesimo. È evidente che questo requisito può spettare solo a una sostanza, cioè a Dio; ma Cartesio ritiene che possano essere definite sostanze anche la sostanza corporea (la res extensa) e la sostanza pensante (la res cogitans), in quanto per esistere hanno bisogno solo dell’atto creatore di Dio. Con ciò la filosofia di Cartesio introduce un dualismo fra sostanza pensante (spirituale, inestesa) e sostanza corporea (che occupa uno spazio), che sarà all’origine di molteplici discussioni nella filosofia moderna.

Facendo leva sulla definizione cartesiana di sostanza, Baruch Spinoza trae la conclusione che né il pensiero né l’estensione sono di per sé sostanze: solo Dio costituisce la sostanza infinita, ma Dio per Spinoza coincide con l’ordine necessario dell’universo, di cui i singoli corpi e le singole idee sono solo i “modi” o manifestazioni. Dopo Spinoza, le concezioni più rilevanti della sostanza sono quelle di Gottfried Wilhelm Leibniz, che la identifica con la “monade”, e di G.W.F. Hegel, che la risolve idealisticamente nello Spirito o Assoluto.