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Egemonia e consenso in Gramsci |
Consenso e conflitto sono sempre coesistenti e spesso complementari, giacché in qualsiasi società ci sarà sempre una parte, foss'anche minoritaria, che alimenta interessi diversi da quelli delle altre parti e che è quindi in conflitto con l'ordine esistente, mentre non c'è alcuna società, almeno a partire dalla prima guerra mondiale, che riesca a reggersi senza il consenso della maggioranza, anche quando, come nel caso dei paesi sottoposti a regimi totalitari, esso non possa esprimersi tecnicamente col voto. È quest'ultima una tesi di Antonio Gramsci. Egli negava che un regime, per quanto forte e oppressivo, possa reggersi soltanto con la coercizione, la quale non sarebbe sufficiente a piegare l'opposizione conflittuale di grandi masse di cittadini. Se tale opposizione non si manifesta è perché agli occhi delle grandi masse non appare un'alternativa, in grado di rendersi convincentemente preferibile all'ordine esistente. Questa capacità di convinzione è chiamata da Gramsci egemonia e il consenso ne è il frutto. La tesi gramsciana nasceva da una riflessione accurata sulle cause della sconfitta del movimento operaio e delle forze democratiche della borghesia italiana di fronte al fascismo, dovuta a una profonda debolezza culturale che affondava le proprie radici nello stesso Risorgimento.
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