| Trova nell'articolo | Cultura | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Cultura Termine con cui si indica il complesso delle acquisizioni spirituali dell'umanità, in contrasto con i fatti e le leggi della natura. Il termine ha, nel linguaggio comune, un uso vario e può significare anche il patrimonio di conoscenze di cui una persona si è impadronita nel corso della sua vita. Si parla allora, ad esempio, di 'uomini di grande cultura'. In generale, quando si utilizza il termine 'cultura' si vuole indicare tutto ciò che, nella vita dell'uomo, di una società o dell'intera umanità non può essere ridotto a puro fatto naturale, ma appartiene al mondo dello spirito.
| 2. | Cultura ed educazione |
Il termine viene dal latino cólere, che significa 'coltivare'. Esso veniva utilizzato originariamente per indicare il processo di sviluppo, da parte dell'uomo, delle proprie facoltà più elevate, cioè il processo di formazione ed educazione di una personalità raffinata, capace di scelte mature e di pensieri articolati. Esso era dunque un sinonimo di formazione e l'uomo colto era l'uomo 'coltivato', di buon gusto e costumi educati. In seguito, in particolare durante il periodo dell'Illuminismo, il termine passò a significare non più il processo formativo, ma il suo risultato. La cultura non rappresentava più l'atto della 'coltivazione', ma l'insieme dei caratteri che contraddistinguono una persona colta. La cultura divenne in questo modo sinonimo di civiltà.
| 3. | Cultura e civiltà |
In questa accezione, il termine aveva acquisito tuttavia un significato decisamente aristocratico. Nel XVII secolo la cultura era una caratteristica dell'uomo dell'alta società, fine conoscitore delle norme e delle usanze formali del 'mondo civile'. I più acuti tra gli illuministi (primo fra tutti Jean-Jacques Rousseau) ritennero che questo concetto di civiltà, aristocratico e formale, non poteva esaurire tutte le forme di 'coltivazione' dell'animo umano, cioè di elevazione dell'uomo al di sopra del livello puramente animale.
Nacque così una coppia concettuale che ebbe grande fortuna fino al XX secolo (venne ripresa, tra gli altri, da Friedrich Nietzsche e da Oswald Spengler), quella che contrappone cultura a civiltà, dove quest’ultima rappresenterebbe lo stadio finale del processo di acculturazione, quello stadio in cui le acquisizioni spirituali si sedimentano in regole formali ed esteriori. La cultura è invece lo stato antropologico originario, vale a dire la capacità di creare prodotti dello spirito. È in questa accezione che il termine viene inteso dall'antropologia culturale, che studia appunto le culture, non solo quelle primitive.
| 4. | Cultura e società |
Con lo sviluppo delle scienze sociali nel XIX secolo, il concetto di cultura non venne più utilizzato per definire una proprietà soggettiva del singolo uomo ma un fenomeno sociale collettivo. In antropologia e in sociologia la cultura è l'insieme della produzione, spirituale e materiale, di una certa entità sociale. Ogni società ha dunque una propria cultura, e così le classi e, in generale, ogni gruppo sociale significativo (etnico, religioso, politico ecc.).
La cultura così intesa è l'insieme dei modi di vita che contraddistinguono la società o il gruppo sociale in questione, e che questi riconoscono come proprio e tramandano di generazione in generazione: valori, norme, leggi, usanze, credenze, istituzioni, prodotti artistici, artigianali, industriali ecc. Da questo punto di vista, la cultura e la società sono due aspetti del medesimo fenomeno: ogni società ha un proprio patrimonio culturale e ogni cultura si sviluppa in una società; non esiste società senza cultura, né cultura senza società.
| 5. | Cultura e natura |
In termini generali, la cultura è il complesso di tutti quei comportamenti umani che scaturiscono dai pensieri dell’uomo, dalle sue intenzioni, dai suoi desideri, dalla sua volontà. Essa include tutto ciò che è prodotto dello spirito umano: lingua, arte, scienza, religione, ma anche le abitudini consolidate di ogni gruppo sociale (i modi di dire, il galateo), le regole scritte (le leggi), i giochi, lo sport, la moda ecc.
La cultura non è allora solo quella dell'uomo dotto. Al contrario, ogni uomo vive in una certa cultura (si parla allora di cultura occidentale, cultura islamica, cultura cinese ecc.) e agisce quotidianamente secondo regole dettate da questa: ha un proprio orientamento rispetto alla religione o alle leggi, veste secondo una certa moda, si comporta secondo certi modelli appresi. Ciò che caratterizza il comportamento dell’uomo e lo differenzia da quello degli animali è appunto la prevalenza, in esso, degli elementi appresi dai genitori, dalla scuola, dagli altri membri della società, rispetto agli elementi innati. Il comportamento di un animale, al contrario, è prevalentemente scritto nel suo patrimonio genetico.
| 6. | Cultura dominante |
Ogni società possiede una propria cultura, caratteristica e distintiva rispetto a tutte le altre. Essa è costituita di significati che tutti o gran parte dei membri della società attribuiscono più o meno univocamente a fatti, oggetti e comportamenti. Nel nostro paese è ad esempio un fatto normale presentarsi o salutarsi porgendosi e stringendosi la mano destra. In altre culture il saluto avviene attraverso gesti differenti (un inchino, un cenno del capo o della mano). L'insieme dei significati che in una società vengono attribuiti con maggiore insistenza a fatti, oggetti e comportamenti, l'insieme delle abitudini, delle norme sociali e dei modi di pensare in essa più diffusi costituiscono la sua “cultura dominante”.
L'esistenza in ogni società di una cultura dominante non significa che tutti i suoi membri la condividano. Le modificazioni più significative che può subire la cultura dominante non sono però quelle individuali, ma quelle che contraddistinguono interi gruppi sociali e li caratterizzano rispetto al resto della società. Quando ciò accade, si parla di subculture.
Vedi anche Controcultura; Acculturazione; Cultura di massa.