| Trova nell'articolo | Spengler, Oswald | Articolo |
Spengler, Oswald (Blankenburg am Harz 1880 - Monaco 1936), filosofo tedesco. Nacque in una famiglia della piccola borghesia conservatrice, primo di quattro figli di un funzionario delle poste. Compì gli studi superiori a Halle, dove cominciò a interessarsi all’opera di Goethe e di Nietzsche, e quelli universitari a Monaco, Berlino e di nuovo Halle, spaziando tra corsi di scienze naturali e di musica. Nel 1904 discusse la tesi di dottorato in filosofia, dopo di che, per alcuni anni, si dedicò all’insegnamento negli istituti superiori di Saarbrücken, Düsseldorf e Amburgo. Nel 1911, dopo la morte della madre, si trasferì a Monaco e qui si votò completamente allo studio, vivendo, in solitudine e ristrettezze, della modesta eredità ricevuta.
Spengler pubblicò numerosi saggi politici in cui, da un punto di vista conservatore, criticava la Repubblica di Weimar e perveniva a esprimere un giudizio positivo sul nazismo, cui tuttavia non aderì e dal quale negli anni prese anzi le distanze. Fortemente avverso al liberalismo e alla democrazia, e sostenitore per contro di una concezione autoritaria e corporativista dello Stato, il suo pensiero politico suscitò accesi dibattiti nell’Europa postbellica e trovò un convinto estimatore, tra gli altri, in Benito Mussolini. Tra le sue opere grande risonanza ebbe Prussianesimo e socialismo (1919), in cui Spengler esaltava lo spirito prussiano in quanto spirito di servizio, caratterizzato da un forte senso della comunità e perciò intimamente socialista.
La fama di Spengler è legata soprattutto al saggio Il tramonto dell’Occidente, apparso in due parti nel 1918 e nel 1922. Risentendo dello storicismo relativistico, diffuso nella cultura tedesca degli inizi del XIX secolo, ma soprattutto del pensiero di Nietzsche e della sua idea di un “eterno ritorno dell’uguale”, in quest’opera Spengler pervenne a una filosofia della storia e della civiltà opposta alla fiducia nel progresso tipica del positivismo. Egli sostenne infatti che ogni “civiltà” (Kultur) si sviluppa come un organismo, estrinsecando una forza vitale intima la quale, giunta al culmine, si atrofizza: subentra allora la vuota e decadente “civilizzazione” (Zivilisation) e il tramonto stesso della civiltà, evento, questo, che Spengler intravedeva nella crisi dei valori tipici della società occidentale di quegli anni.