| Trova nell'articolo | Anima | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Anima In filosofia, un principio di vita presente in ogni essere vivente; oppure, in un’accezione più ristretta ma destinata a prendere via via il sopravvento, il principio della vita cosciente dell’essere umano.
| 2. | L’anima nella filosofia antica |
Il greco Platone intendeva l’anima come una realtà spirituale e distinta da quella dei corpi, secondo una prospettiva dualistica destinata a fondare una lunga tradizione. L’anima, per Platone, preesiste ai corpi ed è immortale, in quanto partecipa del mondo delle idee, ossia delle verità eterne; nel dialogo Fedone l’anima è presentata come prigioniera del corpo; nel Fedro è raffigurata in maniera simbolica e mitica come un cocchio alato guidato da un auriga e da due destrieri, uno “nobile e buono, e di buona razza”, l’altro “tutto il contrario […] di razza opposta”.
Fuori della metafora mitica, l’anima è intesa da Platone come tripartita, divisa cioè in una parte razionale, una parte volitiva e una parte concupiscibile, così come appare tripartita la città ideale da lui descritta nella Repubblica: i filosofi o governanti corrispondono alla parte razionale, i guerrieri a quella volitiva, i lavoratori a quella concupiscibile. Nel Timeo, poi, Platone teorizza un’anima del mondo, concependo lo stesso cosmo come un grande animale; tale nozione sarà ripresa dal neoplatonismo e dalle filosofie naturalistiche del periodo rinascimentale.
Al dualismo platonico si oppone la concezione più unitaria di Aristotele, per il quale l’anima non è una realtà distinta e opposta al corpo (destinata dunque a sopravvivergli), ma si riferisce a esso così come la forma si unisce alla materia all’interno dell’unica sostanza individuale. Aristotele propone inoltre una divisione funzionale dell’anima, distinguendo un’anima vegetativa, che presiede alle funzioni nutritive e legate alla generazione, un’anima sensitiva, che presiede alle attività sensitive e legate alla locomozione, e un’anima razionale: se le prime due sono tipiche anche dei vegetali e degli animali, la terza, che è all’origine della conoscenza, è propria solo dell’uomo.
Nella filosofia del cristianesimo si riproporranno in forma rinnovata i problemi dell’immortalità dell’anima e del suo rapporto con il corpo. Agostino accentua il carattere personale e individuale dell’anima umana, che assume nella sua riflessione, indubbiamente influenzata da Plotino, i contorni della coscienza interiore; Tommaso d’Aquino riprenderà la dottrina aristotelica dell’anima come forma del corpo, conciliandola con la concezione cristiana della sua immortalità.
| 3. | L’anima nel pensiero moderno |
Nella filosofia del francese Cartesio si assiste a una ripresa della prospettiva dualistica risalente a Platone: l’anima diventa infatti la sostanza pensante e inestesa opposta alla sostanza corporea e dotata di estensione; inoltre l’anima cessa di configurarsi genericamente come principio di vita, che presiede dunque anche alle funzioni vegetative e animali dell’organismo, ma diviene prerogativa dell’uomo, in quanto coincide con la sua attività cosciente e pensante. Tutto ciò che è attinente alla materia, anche alla fisiologia degli organismi, va spiegato per Cartesio in senso meccanicistico: gli animali, con l’esclusione dell’uomo, sono semplici automi.
All’opposto, l’inglese John Locke ritiene inconoscibile la sostanza sia materiale sia spirituale; lo scozzese David Hume nega che lo spirito dell’uomo sia una sostanza, ma lo intende come un continuo flusso di eventi mentali. Dal canto suo il filosofo tedesco Immanuel Kant distingue da un lato l’identità della coscienza (o autocoscienza), come condizione di qualsiasi esperienza, dalla nozione metafisica di anima, intesa come un’inconoscibile sostanza spirituale.
Nella filosofia contemporanea, fatta eccezione per il pensiero neoscolastico, la nozione di “anima” ha perso in gran parte il suo peso, essendo sostituita da un lato da un approccio scientifico allo studio dei fatti psichici (come avviene nelle psicologie di origine positivistica), ovvero da una considerazione dell’uomo e del pensiero in termini di coscienza e di intenzionalità (ad esempio, nella fenomenologia), di esistenza (nell’esistenzialismo) o di interpretazione dei segni (nelle teorie semiotiche).