Anima
Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File.
Anima
3. L’anima nel pensiero moderno

Nella filosofia del francese Cartesio si assiste a una ripresa della prospettiva dualistica risalente a Platone: l’anima diventa infatti la sostanza pensante e inestesa opposta alla sostanza corporea e dotata di estensione; inoltre l’anima cessa di configurarsi genericamente come principio di vita, che presiede dunque anche alle funzioni vegetative e animali dell’organismo, ma diviene prerogativa dell’uomo, in quanto coincide con la sua attività cosciente e pensante. Tutto ciò che è attinente alla materia, anche alla fisiologia degli organismi, va spiegato per Cartesio in senso meccanicistico: gli animali, con l’esclusione dell’uomo, sono semplici automi.

All’opposto, l’inglese John Locke ritiene inconoscibile la sostanza sia materiale sia spirituale; lo scozzese David Hume nega che lo spirito dell’uomo sia una sostanza, ma lo intende come un continuo flusso di eventi mentali. Dal canto suo il filosofo tedesco Immanuel Kant distingue da un lato l’identità della coscienza (o autocoscienza), come condizione di qualsiasi esperienza, dalla nozione metafisica di anima, intesa come un’inconoscibile sostanza spirituale.

Nella filosofia contemporanea, fatta eccezione per il pensiero neoscolastico, la nozione di “anima” ha perso in gran parte il suo peso, essendo sostituita da un lato da un approccio scientifico allo studio dei fatti psichici (come avviene nelle psicologie di origine positivistica), ovvero da una considerazione dell’uomo e del pensiero in termini di coscienza e di intenzionalità (ad esempio, nella fenomenologia), di esistenza (nell’esistenzialismo) o di interpretazione dei segni (nelle teorie semiotiche).