Coscienza (filosofia)
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Coscienza (filosofia)
2. La coscienza come interiorità

All’origine dei diversi significati del termine “coscienza” è l’accentuazione del valore dell’interiorità in contrapposizione all’esteriorità, le cui premesse si possono scorgere nel pensiero greco, ma che troverà ampio svolgimento solo dopo l’avvento del cristianesimo.

Avviata dall’invito di Socrate a una conoscenza di se stessi e dalla concezione platonica del “dialogo dell’anima con se stessa”, la scoperta di una dimensione interiore come dimensione privilegiata dell’indagine filosofica si intravede nello stoicismo e nel suo ideale del “saggio” (come colui che vive distaccato dalle cose esteriori) e diventa un’acquisizione definitiva per la filosofia con il pensiero di Plotino, il quale dà ampio risalto al motivo del “ritorno a se stesso” e alla propria interiorità.

Questo motivo fu ripreso da Agostino, che lo ripensò alla luce del messaggio spirituale del cristianesimo; a lui si deve la celebre formulazione: “Non uscire da te, ritorna in te stesso, nell’interno dell’uomo abita la verità”. Distogliendosi dalle cose esteriori, l’anima ritrova infatti, nella propria interiorità rischiarata da un’illuminazione divina, quella Verità che coincide con lo stesso logos o parola di Dio.