| Trova nell'articolo | Fenomeno | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Fenomeno In filosofia, ciò che si manifesta al soggetto. Il termine, che deriva dal greco phainómenon, 'ciò che si mostra', designa l'apparenza sensibile, sia che questa sia intesa come rivelatrice della reale natura degli oggetti, sia invece che sia concepita come ingannevole.
| 2. | La filosofia antica |
Nella filosofia antica, Platone intende per fenomeno la semplice apparenza delle cose sensibili, le quali sono immagini e riflessi fallaci delle idee sovrasensibili, che costituiscono la realtà vera e sono conosciute dall'intelletto e non dai sensi. Diversamente, per Aristotele fenomeno è tutto ciò che si manifesta ai sensi, senza con ciò costituire un'apparenza fallace: i fenomeni sono i dati dell'esperienza e dell'osservazione sensibile, da cui è necessario prendere le mosse per risalire alla conoscenza delle loro cause intelligibili.
In seguito, la scuola scettica elaborò la dottrina secondo cui noi non possiamo affermare nulla di certo intorno alla vera natura delle cose. Quando, ad esempio, siamo certi di vedere qualcosa di bianco o di sentire qualcosa di dolce, non possiamo affermare che questo 'qualcosa' che vediamo bianco o che sentiamo dolce sia in realtà così: tutto ciò che conosciamo sono le apparenze dei sensi (il bianco, il dolce), cioè i fenomeni, senza che sia possibile risalire a una realtà posta al di là di essi.
| 3. | La filosofia moderna: Hume e Kant |
L'impostazione scettica viene rinnovata nel pensiero moderno da David Hume, secondo il quale noi non possiamo oltrepassare mai il piano dei fenomeni, intesi come le impressioni e le percezioni che sono presenti alla nostra mente. La dottrina di Hume prende il nome di fenomenismo, proprio perché nega che ci sia qualcosa di reale al di là dei fenomeni.
Diversa è la soluzione teorica adottata da Immanuel Kant, il quale oppone il fenomeno alla cosa in sé e lo intende come l'oggetto dell'esperienza sensibile, che è sempre sintesi fra i dati immediati della nostra sensibilità e le forme a priori della conoscenza.
| 4. | Ottocento e Novecento |
Nel corso dell'Ottocento questi diversi significati della parola fenomeno ritornano sia pure con accenti diversi: si va dalla filosofia di Hegel (che respinge l'opposizione kantiana del fenomeno alla cosa in sé) a quella di Schopenhauer (che intende il fenomeno come un'apparenza ingannevole), fino all''empiriocriticismo' di Ernst Mach, per il quale la realtà, sia materiale sia psichica, consta unicamente di fenomeni. Ma una svolta radicale avviene con il pensiero di Edmund Husserl, il fondatore della moderna fenomenologia. Rifiutando la concezione kantiana, Husserl stabilisce un significato per cui il fenomeno è la cosa stessa così come si dà e appare alla coscienza e che si tratta di descrivere nei suoi modi tipici di apparizione. Ricollegandosi a Husserl, ma indirizzando l'indagine verso una nuova forma di ontologia, Martin Heidegger ritorna all'accezione positiva del termine greco fenomeno, interpretandolo come 'ciò che si manifesta in se stesso', ossia, in ultima analisi, come l'essere dei diversi enti o oggetti.