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Idea
1. Introduzione

Idea Nella filosofia moderna e contemporanea, termine che designa ogni concezione o rappresentazione della mente. Tuttavia, questo non è il significato originario: infatti Platone vi assegnò il significato di “forma” intelligibile e non sensibile, intendendo con ciò una realtà immateriale e conoscibile solo dal nostro intelletto.

2. Le idee in Platone

Secondo Platone, le diverse realtà empiriche percepibili dai sensi sono solo imitazioni imperfette delle idee eterne, ossia di forme essenziali e invarianti che costituiscono i modelli, o paradigmi, di tutto il reale. Il mondo sensibile partecipa solo imperfettamente del mondo delle idee, che rappresenta, sul piano dell’unità e del vero essere, ciò che nell’esistenza sensibile si presenta disperso in maniera molteplice e soggetta al continuo divenire. Così, ad esempio, alle molteplici cose più o meno belle, alle azioni più o meno giuste si contrappone, sul piano del mondo delle idee, la bellezza in sé, la giustizia in sé; noi possiamo d’altronde giudicare una cosa come bella o un’azione come giusta solo perché l’anima ha un ricordo di quelle idee che ha contemplato precedentemente alla sua unione con il corpo.

Le idee, pertanto, non sono solo modelli invarianti delle realtà empiriche, ma anche criteri di giudizio che ci consentono di conoscerle. Platone distingue tre gruppi di idee: le idee matematiche (l’uno, il numero, l’uguaglianza, il triangolo in sé), le idee di valore (il bene, il giusto, il bello in sé), le idee delle cose naturali e artificiali (l’idea di uomo, di letto).

Riguardo alle idee matematiche, Platone osserva che uno studioso di geometria, quando analizza, ad esempio, le proprietà di un triangolo, non si riferisce certo alla figura che disegna (sempre approssimativa), ma a una forma perfetta e invariante, identica a se stessa nelle sue proprietà essenziali, di cui i singoli triangoli appaiono solo come semplici copie. L’esigenza che la scienza si riferisca a una realtà stabile e permanente per conseguire verità assolute, giustifica il tentativo platonico di estendere questa considerazione anche allo studio delle idee di valore, che sono oggetto della dialettica in quanto disciplina filosofica più alta delle stesse scienze matematiche.

Questa teoria, che concepisce le idee come oggetti dotati di esistenza autonoma, distinti sia dal pensiero sia dalle cose empiriche, fu criticata ampiamente da Aristotele, ma verrà ripresa e rielaborata, al termine della parabola del pensiero antico, da Plotino: questi intenderà le idee come esistenti nell’intelletto divino. Da qui la concezione delle idee passerà al pensiero cristiano e in particolar modo ad Agostino, il quale finisce per interpretarle come le forme immutabili di tutte le cose, eternamente presenti nel logos divino che costituisce la seconda persona della Trinità divina.

3. L’idea come contenuto mentale

Nel pensiero moderno, a partire dal filosofo francese del Seicento Cartesio, l’idea viene a designare qualsiasi contenuto della mente che sia in un rapporto di rappresentazione con qualcosa. Cartesio parlava non solo di “idee avventizie”, cioè idee che ci provengono dalle cose esterne a noi, ma anche di “idee fattizie”, cioè liberamente costruite dalla nostra immaginazione, e di “idee innate”. Queste ultime (come l’idea dell’io, di Dio, delle verità matematiche) sarebbero impresse da sempre nell’anima dell’uomo, intesa esclusivamente come sostanza pensante.

Nella tradizione dell’empirismo, invece, si negherà l’esistenza di idee innate, ma si accoglierà (a partire da John Locke) la concezione cartesiana dell’idea come contenuto immediato del pensiero.

4. L’idea in Kant e nell’idealismo

Solo con il pensatore tedesco Immanuel Kant la parola idea acquista nuovamente un significato metafisico: essa si riferisce ora all’oggetto che la nostra ragione concepisce nel tentativo di oltrepassare i fenomeni dell’esperienza sensibile, quali sono studiati dal nostro intelletto. Kant distingue tre idee della ragione, relative all’immortalità dell’anima, al mondo inteso come totalità assoluta di tutti i fenomeni, all’esistenza di Dio. Tali idee sono realtà solo illusorie, perché a esse non corrisponde nessun oggetto della nostra esperienza; tuttavia, esse sono necessariamente evocate dalla nostra ragione e svolgono un’importante funzione di stimolo per la conoscenza, in quanto ci invitano ad allargare sempre più i suoi confini.

Dopo Kant l’idea ritorna a indicare una realtà positiva, sebbene non più pensata, come in Platone, come sostanza autonoma dal nostro pensiero, ma come soggettività e pensiero assoluti. Per G.W.F. Hegel l’idea è la realtà stessa dell’assoluto in quanto ragione o spirito: l’assoluto non è l’essere divino opposto al mondo, ma designa per lui la realtà tutta, considerata nella sua processualità storica e nel suo intimo corso razionale. Per l’esattezza, l’idea designa l’assoluto nella sua interna struttura logica, che si aliena poi nella natura e si autocomprende come spirito, svolgendosi storicamente nelle molteplici manifestazioni della cultura umana.